Via le annunciatrici e vestiti più sobri. Così cambia la Rai di Dall’Orto e Bignardi

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di Claudia Cirami

Strani giorni, in Rai. Giorni di cambiamento, con le nuove gestioni di Campo Dall’Orto e della Bignardi, ma anche di qualche perplessità. Forse inevitabile, quando si innova. La Rai sta cambiando – ormai è chiaro – e non sappiamo dove condurranno tutte le innovazioni e, soprattutto, se serviranno a vincere la sfida degli ascolti, vero banco di prova di ogni tentativo di rivoluzione televisiva. Vero che non sembra essere, nelle parole, il primo problema della nuova dirigenza Rai, ma conosciamo il peso di un calo di ascolti in ogni decisione. Aspettiamo perciò di vedere se certi cambiamenti saranno definitivi o meno.

La prima notizia: mai-più-signorine-buonasera. Le annunciatrici televisive, che ci hanno accompagnato fin dagli Anni ’50, hanno fatto la loro ultima comparsa in questi giorni, rappresentate da Claudia Andreatti, e poi addio. Quelle donne belle e garbate che fecero la loro comparsa il 3 gennaio 1954, nella persona di Fulvia Colombo, non faranno più parte dell’immaginario popolare delle nuove generazioni (naturalmente fino alla prossima rivoluzione). «La Rai Radio Televisione Italiana inizia oggi il suo regolare servizio di trasmissioni televisive»: così argomentava quel primo annuncio e Mamma Rai ne ha fatto di strada, ma le signorine buonasera sono rimaste indietro. Le più note tra queste – la stessa Colombo, Nicoletta Orsomando, Anna Maria Gambineri, Gabriella Farinon, Aba Cercato, Mariolina Cannuli, Maria Giovanna Elmi, Roberta Giusti, Marina Morgan, Rosanna Vaudetti, Ilaria Moscato, Alessandra Canale, Katia Svizzero, hanno bussato metaforicamente alle porte degli italiani per 62 anni: eppure, anche questo adesso, sembra destinato a diventare un ricordo.

Qual’ è il motivo di questo cambiamento? Di certo la configurazione di una tv diversa rispetto a quella che ci ha accompagnato per tanti anni. Non è un caso, infatti, che le ultime signorine buonasera – dall’espressione con cui esordivano – non sono più note come quelle di un tempo, diventate quasi istituzioni per gli italiani, nonostante la costante limitatezza del ruolo. Sebbene le nuove ragazze siano state scelte tra le più belle e con un ruolo meno statico delle loro antesignane, in realtà pochi oggi saprebbero fare il nome di queste annunciatrici, nonostante spesso si siano fatte ammirare in precedenza sulle passarelle di Miss Italia. Alcuni accorgimenti, in questi anni, si sono intervallati per rendere il loro ruolo quanto più interessante possibile. Se la scelta di mettere da parte alcuni volti storici, qualche anno fa, non fu presa bene dalle annunciatrici di allora, c’è da dire che le colleghe che le hanno sostituite non sono state in grado di “rinverdire” un ruolo ormai inutile. La colpa non è certo delle signorine-buonasera, ma di una capillarità di fonti d’informazione – anche in relazione ai programmi televisivi – che rende superfluo il loro lavoro. Claudia Andreatti, così, è rimasta quasi dieci anni in questo ruolo, eppure non si può dire che sia diventato un volto caro agli italiani. Lo stesso è accaduto anche per le altre nuove, nonostante bellezza, garbo (che non è mai mancato) e buona volontà.

L’altra notizia, invece, riguarda il presunto diktat – raccontato da Marco Castoro su Il Messaggero – imposto a Rai 3 da Daria Bignardi, nuova direttrice della terza rete. Pare che la Bignardi abbia convocato costumiste e truccatrici per dire stop a abiti e accessori che sappiano troppo di succinto, provocante o eccentrico. No al tubino nero alla Audrey Hepburn, no agli abiti che mettono generosamente in mostra le forme, trucco sobrio, orecchini più sobri del trucco e niente tacchi 12. Il motivo? La tv di stato deve avere un altro stile. Qualcosa del genere, era già stato stabilito dal direttore di Rai Parlamento, Gianni Scipione Rossi, che ha imposto ai conduttori dei tg una linea sobria nel vestire. Il diktat bignardiano, però, è ancora più pesante, considerato che di solito molte donne amano vestirsi in modo più fantasioso, certe volte audace, rispetto agli uomini. Una Rai3 Bignardi-style anche a partire dai vestiti.

Servirà questo rigurgito di puritanesimo nel nuovo corso della Rai? Si può essere d’accordo sull’idea di evitare abiti troppo seducenti, dato che si tratta di servizio pubblico, ma la scelta di accessori, colori e scarpe dovrebbe rientrare in quella zona di libertà personale che deve essere garantita a tutti. Una donna non è solo l’abito che indossa, ma anche una quantità di scelte che le garantiscono uno stile (come del resto sa anche la Bignardi). Ovviamente è difficile che le dipendenti di Rai 3 si ribellino – contrariare un nuovo direttore è sport che piace poco – ma immaginiamo qualche malumore. Si tratta, comunque, di tentativi e, tutto sommato, nonostante qualche facile ironia, è un bene che la Rai si muova verso una rinnovata coscienza di servizio pubblico, che, negli anni, sembrava essersi smarrita. Forse impedire a chi va in video di mettere un tacco alto non sarà la strada più indicata, eppure ci sembra apprezzabile l’idea che la Rai possa finalmente fare i conti con quello che dovrebbe essere idealmente e che spesso ha tradito nei fatti. Del resto, tacco 12 e abiti molto femminili, da quando il mezzo busto è diventato figura intera, non hanno salvato le attuali signorine buonasera. Un’occasione al Bignardi-style può essere, dunque, concessa.