Liguria, petrolio sversa in mare. Perché l’Italia aspetta le catastrofi prima di svegliarsi?

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di Valerio Musumeci

Ora è chiaro: per essere consapevole l’italiano ha bisogno di catastrofi. Se il referendum avesse aspettato un solo giorno – si fosse tenuto cioè il 18 aprile – l’incidente petrolifero che si è verificato in Liguria, una tubazione dell’oleodotto Iplom di Genova che si è scassata riversando in un torrente migliaia di litri di greggio, avrebbe certamente influito sugli esiti del voto. Come non si sa: certo è che nel 2011, al referendum sul nucleare contro cui Berlusconi invocò l’astensionismo – esattamente come Renzi sulle trivelle -, la catastrofe di Fukushima occorsa poche settimane prima servì parecchio a far raggiungere il quorum e ad annullare le fesserie disposte dal governo dell’epoca. Stavolta il disastro è arrivato troppo tardi, a seggi in chiusura. Il danno è fatto, è proprio il caso di dirlo, e non ci torniamo sopra perché ancora non possiamo credere a cosa sia avvenuto domenica alla democrazia italiana

Intanto il greggio in Liguria sversa, e ammorba l’acqua che ha la sola colpa di scorrere da sempre lì dove un giorno l’uomo avrebbe costruito un oleodotto per fare il grano. «Stiamo valutando se dal punto di vista legale ci siano le condizioni per chiedere i danni per questo incidente – ha detto il sindaco di Genova Marco Doria, specificando che si impegnerà per chiedere «tutti i provvedimenti necessari a disciplinare queste attività che rischiano di creare danno».

Giusto. Non sappiamo come e se Doria abbia votato al referendum del 17 aprile: sappiamo che chiedere provvedimenti è sacrosanto, ma sarebbe intelligente chiederli prima che il disastro avvenga, non dopo. Curati in salute, si dice in Sicilia. Non è che adesso uno si alza e scopre che “queste attività rischiano di creare danno”. Lo sappiamo che il petrolio può creare danno. Abbiamo la bacheca di Facebook giornalmente riempita di cormorani sporchi di petrolio. L’elenco completo di tutti gli incidenti di questo tipo verificatisi negli ultimi anni riempirebbe le pagine di un libro grosso come un vocabolario. L’ipotesi che il petrolio crei danno era tra i principali argomenti del SI durante la campagna referendaria. Invece no, scopriamo oggi che è così. Perché appunto l’italiano, che è attento solo ai propri interessi immediati, ha bisogno di catastrofi per essere consapevole. 

Attenzione implica esclusivamente una cosa. La consapevolezza è molto diversa, non è esclusiva. Non è fare attenzione: è essere attenti, è semplicemente essere coscienti. Sei cosciente quando sei inclusivamente cosciente. (Osho Rajneesh)

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