Festa Nazionale dell’Unità, oggi chiusura con Renzi. I dubbi sulla piazza

Sharing is caring!

matteo-renzi1

di Redazione

E’ il grande giorno. La Festa Nazionale dell’Unità approdata in qualche modo a Catania – non si capisce più per volontà di chi, ora che la scarsa affluenza di pubblico ha certificato il fallimento di un brand politico basato sulla partecipazione – si chiude oggi con la presenza del segretario PD e presidente del Consiglio Matteo Renzi. La piazza si riempirà, speriamo per lui: sebbene anche il meteo abbia deciso di protestare, dopo le opposizioni cittadine di destra e sinistra escluse da un luogo pubblico avocato a sede di partito, dopo la partita del Calcio Catania rimandata senza una motivazione precisa, dopo gli operatori pubblici che ancora il giorno prima non sapevano quali strade sarebbero state chiuse e come regolarsi per il lavoro. La piazza si riempirà, speriamo, altrimenti la magra figura del Partito Democratico in una città dove governa un sindaco forse candidato governatore – occhio a Crocetta, che finisce che vi fa perdere ancora voti se insiste a volersi ripresentare – sarebbe plastificata definitivamente e non sarebbe bello sopratutto per i prossimi appuntamenti politici, primo tra tutti il referendum che politico è, spiace dirlo, visto che della Costituzione si è deciso di fare uno strumento di lavoro in quel senso. Giornali, telegiornali, blog e quant’altro non potrebbero non insistere sullo scenario della piazza vuota, sotto la pioggia, mentre il premier con la sua oratoria travolgente cerca di convincere i centocinquanta seduti al coperto – che sarebbero del suo stesso partito, oltretutto – a non affondarlo nelle urne quando tra poco, speriamo prima di dicembre, il governo indicherà la data della consultazione. Se la piazza fosse vuota o anche mezza vuota, cosa che non ci auguriamo, le cose si farebbero difficili e da Catania partirebbe la consapevolezza che il re è nudo e a quel punto, la Storia insegna, nemmeno per uno di mille risorse come Matteo Renzi ci sarebbe più nulla da fare.