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Paternò. Conferenza stampa di quattro consiglieri sul bilancio: “E’ falsato”

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I consiglieri Roberto Faranda, Ignazio Mannino, Vito Rau e Nino Valore

Ieri 25 novembre, nella sala stampa di Palazzo Alessi a Paternò, quattro consiglieri di opposizione Vito Rau, Ignazio Mannino, Roberto Faranda e Nino Valore hanno parlato ai giornalisti in merito alla questione bilancio di previsione a Paternò. Sono stati presentati quattro emendamenti. Una questione spinosa che torna nuovamente all’attenzione della cronaca politico-amministrativa della città. Domenica 29 il Consiglio Comunale si riunirà per la votazione definitiva. L’attenzione degli emendamenti si concentra in modo particolare sulla questione che fonda le sue basi sul debito-credito riferito all’Ama, società controllata dall’Ente che gestisce i servizi idrici comunali. Come gli ex revisori dei conti dell’Ente hanno già espresso, c’è una sentenza che condanna il Comune di Paternò al pagamento di poco più di 1 milione e mezzo di euro per la vicenda legata all’utilizzo del’acqua del pozzo Guido. A pagare la somma fu alcuni anni fa direttamente il Comune, e secondo i revisori lo stesso Comune dovrebbe rivalersi sull’Ama. Una richiesta avanzata anche dalla Corte dei Conti, come precisato. Il consigliere Nino Valore ha dichiarato come «Teniamo al fatto di presentare alla città una questione spinosa come questa. E vogliamo evitare che il Consiglio Comunale si prenda la responsabilità di approvare un bilancio che risulterebbe inattendibile, anche secondo quanto riportato dai revisori contabili». Il consigliere Vito Rau precisa: «E’ evidente che si tratta di un bilancio a questo punto falsato. Per votare questo bilancio abbiamo bisogno di apportare una cura, e questa cura è quella di introitare un milione e 555mila euro in modo tale di dare seguito ad una sentenza della Corte dei Conti. Non lo chiediamo noi. Nel rispetto della città, dobbiamo rispettare la legge e dobbiamo portare un livello di attenzione maggiore. Con questa manovra potremmo diminuire l’addizionale Irpef ed inserire addirittura 155 mila euro per le fasce meno abbienti».

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