Si accende una dura scaramuccia verbale ai margini del perimetro di centrodestra, rivelando le crescenti tensioni per il controllo del consenso nelle frange più dinamiche della coalizione. A innescare il contenzioso politico sono state le affermazioni rilasciate dal leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, il quale, nel corso di un’intervista all’emittente Rai Radio 1, ha sferrato un affondo diretto contro Futuro Nazionale e il suo fondatore Roberto Vannacci, liquidando senza troppi complimenti la formazione dell’ex generale come una compagine priva di consistenza politica.
L’ex sindaco di Messina e attuale primo cittadino di Taormina ha motivato le sue critiche posizionandosi come perno di attrazione moderato, capace sia di intercettare amministratori del centrosinistra attraverso la rete dei Sindaci d’Italia, sia di frenare la dispersione di consensi verso l’estremismo di destra. «Operiamo per estendere la base elettorale del centrodestra guidato da Giorgia Meloni, bloccando contestualmente il travaso di preferenze verso le posizioni di Vannacci», ha rimarcato De Luca, allontanando l’etichetta delle polemiche pretestuose per rivendicare l’efficacia del proprio progetto civico.
La replica dell’ex eurodeputato non si è fatta attendere, affidata a toni particolarmente caustici volti a ridimensionare il peso dell’interlocutore. Recidendo ogni familiarità con il leader autonomista e ricorrendo al classico adagio latino «De minimis non curat praetor», Vannacci ha liquidato le stoccate come questioni irrilevanti di cui l’autorità non deve curarsi: «Conosco soltanto le catene e le catenarie, altri Cateni non rientrano nella mia sfera di interesse». Al di là della schermaglia dialettica, il duello rivela una partita strategica ben più complessa per la conquista dell’egemonia sulle ali dell’elettorato conservatore.








