Dopo Mattarella troppi guai per Alfano. Lo lasciano tutti…

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CONVEGNO "VERSO IL CODICE ANTIMAFIA"Alfano chi? Ne parla il Secolo d’Italia a firma Francesco Signoretta. Il Ncd sta affondando, le scialuppe sono in mare, in tanti si sono già messi in salvo. Meglio toccare terra e accada quel che accada. E lui, il comandante, non sa se immolarsi o gettarsi tra le onde. Perché – dopo l’ennesima giravolta – Alfano è finito sotto processo proprio nel partito che ha creato e che (a detta dei suoi ex fedelissimi) ha polverizzato in pochi mesi, con una serie infinita di errori. Il voto perMattarella è stata la mazzata finale. Per Gaetano Quagliariello non è più il caso di restare al governo, Nunzia De Girolamo contesta le alleanze a «maccha di leopardo» di Renzi e uno dei leader fondatori,Maurizio Sacconi, parla di «asse troppo a sinistra».

Ma gli schiaffi più potenti ad Alfano arrivano da chi sbatte la porta e se ne va. Stavolta tocca a Filippo Berselli lasciare il Nuovo centrodestra. E l’ha fatto sapere formalizzando la sua mossa con una lettera ad Alfano e Quagliariello. L’ex senatore bolognese (è stato anche sottosegretario alle Finanze e alla Difesa) ha sottolineato che l’addio  «ha effetto immediato». Lascia gli incarichi di partito, da componente della Direzione nazionale e da responsabile nazionale area tematica forze dell’ordine e comparto sicurezza. «Al mio a voi ben noto dissenso sulla fallimentare gestione del partito in Emilia-Romagna –scrive – si aggiunge ora la penosa, per non dire altro, figura fatta in occasione della recente elezione del Capo dello Stato, che ha finito per gettare discredito sulla nostra comunità. Tutto ciò non mi consente di restare nel Ncd, anche perché il progetto di “area popolare”, o come lo chiamerete, non mi appartiene». In questa casa, puntualizza l’ex senatore bolognese, «sono e mi sento politicamente un apolide come i tanti milioni di italiani che non vanno più a votare. D’ora innanzi mi dedicherò esclusivamente al territorio ed ai suoi infiniti problemi, colpevolmente trascurati da tutti».

Una defezione corredata di molte critiche che si aggiunge all’annunciato divorzio di Giuliano Cazzola, ex Pdl e candidato alle europee lo scorso anno nel collegio del Nord Est. E potrebbe non essere finita qui. Nunzia De Girolamo avverte che «bisogna essere pronti ad uscire dal governo», Maurizio Sacconi (si è già dimesso da capogruppo del Ncd) paventa un peggioramento delle riforme di carattere sociale, dovuto al nuovo asse con Vendola e con la sinistra del Pd, a cui il partito non può associarsi e Roberto Formigoni, pur lasciandosi le mani libere, parla di «lavoro duro» ma necessario per ottenere dal governo un cambio «profondo e riconoscibile» con tanti «no» del Ncd.

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