Abolizione del bollo auto, una promessa storica: da Silvio Berlusconi fino alla svolta del Governo di Giorgia Meloni

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L’abolizione del bollo auto rappresenta una battaglia politica storica del centrodestra italiano, le cui radici risalgono a quasi vent’anni fa con Silvio Berlusconi. Nel 2008, durante una puntata del programma Matrix, l’allora candidato premier del Popolo della Libertà annunciò per la prima volta la volontà di eliminare gradualmente la tassa su auto, moto e motorini, prevedendo un percorso a tappe mirato a favorire il rinnovo del parco circolante con veicoli meno inquinanti. Nonostante la vittoria elettorale e la nascita del suo quarto governo, Berlusconi non riuscì a completare la cancellazione del tributo automobilistico, concentrando invece gli sforzi sull’eliminazione dell’Ici sulla prima casa.

Un parallelismo ripreso direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la presentazione del recente provvedimento dell’esecutivo. La premier ha evidenziato come l’intervento attuale adotti la medesima impostazione concettuale: azzerare la tassa sulla prima auto di proprietà entro un determinato limite di potenza, con l’obiettivo di agevolare i ceti medi e le famiglie con maggiore necessità.

La proposta dell’esenzione dal bollo ha attraversato diverse fasi del dibattito politico nazionale:

  • Il rilancio di Berlusconi nel 2017: durante una manifestazione di partito, il fondatore di Forza Italia tornò a proporre l’eliminazione del bollo sulla prima macchina al fianco di altre misure cardine come la flat tax e l’innalzamento delle pensioni minime.

  • L’apertura di Matteo Renzi nel 2016: l’allora presidente del Consiglio e attuale leader di Italia Viva giudicò interessante la proposta di sostituire il bollo con un adeguamento delle accise sui carburanti, sottolineando il principio secondo cui l’imposizione fiscale avrebbe dovuto gravare sull’effettivo utilizzo e sul livello di inquinamento del mezzo.