Elezioni Politiche, La Russa apre sull’anticipo della data del voto: “Settembre è un’anomalia”

Sharing is caring!

di Andrea Di Bella

Il dibattito sulla conclusione della XIX legislatura entra nel vivo con le recenti dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha aperto una riflessione sulla data del prossimo appuntamento elettorale. Pur confermando che il completamento del quinquennio naturale resta l’orizzonte fisiologico, la seconda carica dello Stato ha definito un ritorno alle urne nel mese di settembre come un’«anomalia» da evitare, ipotizzando un anticipo tecnico «nell’ordine di qualche giorno o di alcuni mesi» per garantire un passaggio di consegne istituzionale più fluido e razionale.

La necessità di riprogrammare il calendario nasce dal precedente del 25 settembre 2022, quando gli italiani votarono a seguito dello scioglimento anticipato delle Camere decretato dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dopo la caduta del governo Draghi. Sebbene la macchina amministrativa avesse dimostrato piena efficienza, la collocazione delle consultazioni a fine estate presenta criticità di natura sia politica che gestionale: costringe le forze politiche a svolgere la campagna elettorale e il deposito delle liste nei mesi di luglio e agosto e rischia di sovrapporsi pericolosamente con la sessione autunnale della legge di bilancio.

La Russa ha tenuto a precisare che la prospettiva di un voto anticipato a primavera non sottintende affatto tensioni nella maggioranza o scenari di crisi di governo, bensì una valutazione organizzativa preventiva. Sotto il profilo costituzionale, sebbene l’articolo 60 della Carta fissi a cinque anni la durata delle Camere, le prerogative relative allo scioglimento anticipato restano in capo al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (ex art. 88), il quale — sentito il parere dei presidenti dei due rami del Parlamento — potrebbe avallare un’uscita programmata per risparmiare al Paese le incognite di una nuova finestra elettorale estiva.