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Paternò, dopo l’addizionale l’IRPEF è terremoto nel Pd. Ecco cosa succede

ex palazzo comunale

Palazzo Alessi a Paternò, sede del consiglio comunale

Proprio così: nelle prossime settimane, e forse già dai prossimi giorni, alcuni consiglieri comunali eletti nel Partito Democratico a Paternò in occasione delle elezioni amministrative nel 2012 (quindi sotto le effige di Mauro Mangano sindaco), potrebbero compiere una scelta molto particolare, cioè quella di assumere una posizione ufficialmente critica nei riguardi proprio del primo cittadino.

Si parla in primis del consigliere Giancarlo Ciatto (dimessosi da capogruppo del Pd a seguito dell’approvazione dell’addizionale IRPEF al massimo consentito dalla legge, cioè lo 0,8xmille), ma anche del segretario del Pd cittadino Filippo Sambataro e del presidente del consiglio comunale Laura Bottino. Incerta la posizione del consigliere Ezio Messina, mentre non è pervenuta la posizione del consigliere Nino Valore, tra i critici a questa amministrazione ma ultimamente divenuto politicamente parecchio sfuggente. Si attende un documento ufficiale che determinerebbe una posizione molto critica istituzionalmente. C’è chi la chiama proprio “opposizione istituzionale”.

SFIDUCIA A MANGANO – L’ipotesi si fa spazio tra gli ambienti democratici. Il percorso di critica molto forte all’operato di questa amministrazione comunale potrebbe addirittura sfociare in una sfiducia in consiglio comunale, che per passare ha bisogno di 21 voti. Adesso, però, si parla di una sfiducia numericamente molto più ampia rispetto a quella già presentata dalla frangia dell’opposizione di centrodestra costituita dai cosiddetti “falchi”.  A quel punto, ai 6+1 (cioè i consiglieri Mannino, Rau, Cirino, Tripoli, Buttò, Faranda e Virgolini), potrebbero aggiungersi anche i consiglieri su citati, raggiungendo i dieci voti. A questi potrebbero aggiungersi alcuni altri voti trasversali di maggioranza ed opposizione. Tra i banchi della minoranza, a quel punto, si aprirà un bivio: sostenere ancora la legislatura oppure firmare un atto molto critico e potenzialmente devastante (proprio la sfiducia) nei confronti di sindaco e giunta. Uno scenario tutt’altro che remoto. Alla domanda: “Quindi si potrebbe votare nel 2015?”, la risposta di qualche consigliere del Pd è: “Speriamo di si. Dobbiamo salvare noi e il partito”.

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