L’unica profezia possibile su Renzi e sul voto

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di Valerio Musumeci

Il fatto che io scriva il mio editoriale sui ballottaggi di oggi, 19 giugno, all’una e trenta di notte invece che alle nove di domani mattina non è in sé particolarmente significativo. Lo sarebbe, e in quel caso firmerei Nostradamus, se qui ci fossero anzitempo i risultati del voto: ma di là dalle previsioni personali che potranno essere smentite dai fatti – io dico che vince la Raggi a Roma, Sala a Milano, Fassino a Torino, De Magistris a Napoli e Merola a Bologna – la profezia che intendo dare e che compare nel titolo non riguarda in senso stretto ciò che si deciderà nelle urne. Potrebbe riguardare invece lo storico riflesso di ogni elezione amministrativa in Italia: il suo effetto sul Governo, le “botte” che l’inquilino di Palazzo Chigi potrebbe prendere e forse prenderà, la sua reazione al colpo e gli effetti sul futuro politico del nostro Paese.

Ecco, la profezia potrebbe essere la seguente: a parte che botte non ne prenderà – se non quelle largamente preventivate a Roma e a Napoli – Renzi del voto amministrativo se ne fotterà (pardon!) e lo farà con la ganza maniera toscana che abbiamo imparato a conoscere in questi anni. Potrebbe, vincendo a Milano, a Torino e a Bologna, sbattere il risultato in faccia ai “gufi” che lo davano per morto due settimane fa. Invece le archivierà proprio, queste elezioni, ricominciando da subito il bailamme per l’unico voto che gli interessa, che è quello di ottobre. Il referendum costituzionale, la madre di tutte le battaglie, quella che lo farà entrare nei libri di storia come colui che in un modo o nell’altro, dopo settant’anni, ha cambiato il sistema istituzionale italiano schiaffeggiando tutto e tutti e guardando in faccia solo sé stesso allo specchio – e pensando forse in maniera filiale a Berlusconi, che non sappiamo in che condizioni sarà ad ottobre ma questa riforma avrebbe potuto sottoscriverla dalla prima parola, se non si fosse appiccicato l’anno scorso su Mattarella mandando all’aria il capolavoro verdiniano del Nazareno.

Scrivo ha cambiato il sistema istituzionale italiano, al passato prossimo, perché la do già per fatta, e questa potrebbe essere la seconda profezia se non fosse la prima. Perché gli italiani, votando su un quesito che recita «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”?», votando su un quesito siffatto, dunque, gli riverseranno in tasca una camionata di “Sì”. A meno che in estate non si iscrivano tutti ad un master di Travaglio, Zagrelbesky e Carlassarre sul costituzionalismo italiano: che sarebbe interessante sebbene deteriore. Le profezie sono qui, scegliete quella che volete e attendete pazientemente che si realizzino. O che, come quelle di Nostradamus, sebbene irrealizzate continuino a turbare perché avrebbero potuto avverarsi