Le simpatiche mosse editoriali di Salvini, pagate da Berlusconi (e da noi)

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di Valerio Musumeci

Simpatico il fatto che mentre Matteo Salvini bercia ogni ora contro Berlusconi il 5 maggio esca in libreria un volume firmato dallo stesso Salvini e edito da Rizzoli, cioè da Berlusconi. Il leader della Lega percepirà un anticipo sulle royalties del libro, e cioé trarrà profitto personale dalla sua esperienza politica? E questi soldi glieli anticipa Berlusconi, ovvero colui che dice ogni giorno di voler rottamare? Non sappiamo che tipo di contratto abbiano concluso le due parti, ma da giovane autore che ha faticato come una bestia per trovare un editore disposto a pubblicare senza volere un anticipo (dall’autore, non il contrario), reputo una vergogna senza pari il meccanismo per il quale un politico sfrutta il suo “servizio” al Paese per avere facile accesso al mercato editoriale. Se a ciò si aggiunge l’incoerenza di farsi pubblicare dal proprio amico-nemico politico, la vergogna diventa ridicolo – ma basta osservare la copertina con sguardo catatonico di Salvini, e il titolo che vorrebbe apparire evangelico, e il sottotitolo che si richiama a follia e coraggio senza che si vedano né l’una né l’altro nell’autore, per capire che tutto ciò ridicolo lo è senza dubbio. 

Contemporaneamente, il 5 maggio, è annunciata dalla Lega l’uscita di un qualcosa online che si chiamerebbe Il populista, “audace, istintivo e fuori controllo”. Si legge, nella grafica che anticipa l’evento, che Il populista “puoi leggerlo, puoi scriverlo, non puoi comprarlo”. Quindi di che si tratta? Di un giornale, di un blog, di una rassegna stampa? Se non viene comprato, chi ci scrive ci scriverà gratis? E Salvini e la Lega come giustificano il fatto che, mentre si battono ogni giorno per la precarietà del lavoro ingenerata dalle riforme di Renzi, illuderanno una serie di autori portandoli a scrivere aggratis sul loro Populista, senza dargli altro che l’effimera soddisfazione d’essere pubblicati dalla Lega (che poi, dico…)? Se invece non fosse così, ci sarebbe da supporre che i soldi li metterebbe il partito. E che quindi la creatura sarebbe un giornale di partito, pagato come un partito può pagare, ovvero con il 2×1000 destinato dai cittadini, che per chi non lo sapesse sono sempre soldi delle nostre tasse che non vanno allo Stato bensì ad una associazione di diritto privato, sebbene per scelta volontaria della persona che compila la dichiarazione dei redditi. 

Quindi riassumendo: Salvini si fa pagare da Berlusconi per il suo libro e invece non paga (o paga con soldi pubblico) il suo giornale selvaggio in internet. Bella coerenza.