Agricoltura e settore primario, la profezia di Enrico Mattei: “Italia colonia permanente”

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di Roberta Barone

Sono tante le incoerenze di questo Governo e non solo. Quando parliamo di “incoerenza politica” di un Paese dobbiamo certamente fare le dovute riflessioni e distinzioni: possiamo parlare infatti di una incoerenza che è inevitabilmente frutto di una “incapacità politica” (di uno o più governi di un determinato periodo storico) e di una incoerenza che è invece la dimostrazione tangibile di una precisa “volontà politica”. Di queste, la seconda è senza dubbio la più grave. Ed è quella che, a parere di chi scrive, caratterizza il nostro Paese in materia di politiche agricole.

Immaginate un Paese che tassa i terreni incolti per sottrarli all’incuria e all’abbandono, con la precisa volontà politica di incentivare l’agricoltura locale e stimolare così un vero e proprio ‘ritorno alla natura’ soprattutto nei confronti dei giovani. Ciò comporterebbe attivare un processo inverso a quello attualmente in vigore sotto il Governo Renzi: scoraggiare l’abbandono delle terre e dar vita a svariate forme di agevolazione per l’apertura di nuove aziende agricole. Allora sì che, da un giorno all’altro, mesi dopo mesi o anni dopo anni, potremmo ritrovarci di fronte ad uno scenario del tutto nuovo: le percentuali di coltivatori aumenterebbero, l’età media degli stessi agricoltori si abbasserebbe fino a comprendere sempre più giovani pieni di idee, progetti, potenzialità. Nascerebbero nuovi marchi orgogliosamente italiani e conquisteremmo il mondo con la nostra qualità, le nostre eccellenze, i nostri sapori. Aumenterebbero le esportazioni e i coltivatori siciliani non sarebbero più costretti a svendere le loro arance o a sradicare immense distese di vigneti. Ed evitiamo di ripetere i soliti detti secondo cui “nessuno vuole fare più l’agricoltore”, perché non è del tutto vero.

Tutto questo comporterebbe per l’Italia procedere ad un vero e proprio cambiamento di rotta. Ed è per questo che parliamo di incoerenza politica di un Paese che scambia l’immagine dell’albero della “vita” dell’Expo di Milano con la reale politica di valorizzazione dell’agricoltura e della produzione mediterranea. Mettiamoci anche anni di selvaggia globalizzazione ed ‘apertura dei confini’ a favore di prodotti stranieri (certamente di qualità minore), ed il prodotto italiano muore prima ancora di essere coltivato.

Attualmente non sembrerebbero esserci le condizioni in Italia per attuare tutto questo. Perché ciò comporterebbe stravolgere completamente i rapporti che fino ad ora si sono instaurati con l’Unione Europea a colpi di ‘cessioni di sovranità’. Significherebbe cominciare ad alzare la cresta contro un’Europa che ci impone come fare il latte o come risolvere il problema della xylella in Puglia; ed ancora opporsi contro il criminale TTIP e al potere delle multinazionali sulla base dell’insegnamento lasciatoci da personalità e martiri della verità come lo stesso Enrico Mattei: «Ho lottato contro l’idea fissa che esisteva nel mio Paese: che l’Italia fosse condannata ad essere povera per mancanza di materie prime e di fonti energetiche. Queste fonti energetiche le ho individuate e le ho messe in valore e ne ho tratto delle materie prime. Ma, prima di far tutto questo, ho dovuto fare anch’io della decolonizzazione perché molti settori dell’economia italiana erano colonizzati anzi, direi, che la stessa Italia meridionale era stata colonizzata dal Nord d’Italia!».

Enrico Mattei – Discorso a Tunisi, 10 giugno 1960

L’Intellettuale Dissidente