Tasse anche sugli stemmi di famiglia

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UpkPfA5XLjgCZBB+NFKPwNjMe07K2uvAiQ+yhh7Vfac=--Ne ha parlato Libero ieri. Fare cassa con gli stemmi di famiglia si  può. Parola di Paolo Grimoldi, deputato leghista primo (e unico) firmatario di una proposta di legge, unica in materia dalla nascita della Repubblica, per regolare l’araldica privata. L’introito per l’erario verrebbe garantito dal tributo che il singolo cittadino verserebbe allo Stato per registrare lo stemma di famiglia, mettendolo così al sicuro scudi, palle, torri e cavalli rampanti dai malintenzionati. E non si sta parlando di poche decine di loghi legati all’albero genealogico, perchè in Italia ci sono quasi 6mila 300 stemmi familiari. Inoltre, gli esperti sottolineano come il concetto di araldica familiare veda negli stemmi non tanto una rappresentazione grafica del cognome, quanto un segno di riconoscimento personale. Per questo, escludendone la trasmissibilità, lo stemma dovrebbe essere registrato ad ogni passaggio generazionale, con ulteriori vantaggi per il fisco. A gestire la registrazione e la protezione degli stemmi e delle armì familiari “sia di antico uso che di nuova costituzione”, dovrebbe essere, secondo la proposta del Carroccio, l’Ufficio del cerimoniale di Stato e per le onorificenze istituito presso la Presidenza del Consiglio. E questo è uno dei punti di forza della proposta Grimoldi perchè l’Ufficio già si occupa dell’Araldica pubblica, come quella che riguarda i Comuni, ed è composto da personale preparato che conosce bene la materia. 

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