Calcio, pari tra Catania e Livorno. Pesano scelte di Marcolin

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livorno_catania_getty“Pari e patta”: il Catania viene raggiunto al 95’ dal Livorno e spegne definitivamente i sogni di una clamorosa lotta per l’accesso ai playoff a tre giornate dal termine del campionato. Tante polemiche, poco gioco: questo il canovaccio della partita del Massimino. I rossazzurri di Dario Marcolin scendono in campo con il consueto 4-3-1-2, con a sorpresa Terracciano tra i pali e il rientro dal primo minuto di Schiavi e Sciaudone, assenti nella trasferta di Bologna. La sfida, è bene dirlo, non è tra le più esaltanti: il caldo e il turno infrasettimanale appena giocato pesano sulle gambe dei giocatori e il ritmo è sin dai primi minuti lento e spezzettato. Poi, un fulmine a ciel sereno: la difesa della squadra di Panucci legge male un lancio lungo e consente a Mazzotta di trovarsi a tu per tu con Mazzoni. Il terzino del Catania prima salta il portiere ospite e poi serve Sciaudone inseritosi a rimorchio per il momentaneo 1-0: di fatto, la prima e ultima azione pericolosa della squadra di Marcolin. Già, perché da lì in poi è solo Livorno: i rossazzurri, infatti, non scendono in campo nella seconda frazione, lasciando più volte l’iniziativa agli ospiti. Il tecnico di casa, però, decide di complicare le cose: fuori Belmonte, apparso visibilmente fuori condizione, dentro Gyomber, assente da Ottobre. E la distanza dal campo si fa sentire: lo slovacco è sempre fuori tempo, e per buona parte della seconda metà di gioco fatica a trovare la propria posizione in campo. Ma non solo: Marcolin toglie anche Rosina, stanco, per far posto a Capuano e schierare un 5-3-2. E lì il Catania smette definitivamente di giocare: l’intenzione di porre due marcature a uomo – Sauro su Vantaggiato e Schiavi su Galabinov – crea solo confusione nel reparto difensivo rossazzurro, arretrando il baricentro di una decina di metri. L’inserimento di Chrapek per Maniero fa il resto. E si sa: sotto assedio, prima o poi gli avversari il gol lo fanno. E l’occasione arriva al 93’, quando Vantaggiato è libero di colpire di testa salvo trovare un super Terracciano a deviare in angolo: Sauro e Gyomber non si intendono, anzi, “si pestano i piedi”, e il bello deve ancora venire. Sugli sviluppi di un cross dalla destra Vantaggiato viene spinto in area dallo slovacco del Catania: rigore, pari del Livorno e triplice fischio di Mariani. Ma non è finita qui: il Massimino diventa una vera e propria bolgia, tra chi cerca di dare spiegazioni alla decisione dell’arbitro e chi, in campo, protesta platealmente. Tra questi, neanche a dirlo, c’è Gyomber che, non soddisfatto della prestazione e del rigore causato, si becca anche il cartellino rosso per insulti al direttore di gara. Un ritorno non felicissimo, insomma, per un giocatore dal grande potenziale, in chiave futura, ma sempre più lontano da Catania.

Antonio Torrisi

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