Il Papa va in Europa e bacchetta i burocrati

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“Una giornataccia”, così il Pontefice, in partenza questa mattina da Fiumicino, ha definito il tour de force che oggi lo porterà prima al Parlamento europeo e poi al Consiglio d’Europa, scherzando con i giornalisti che lo seguono. Oltre mille agenti vigilano sulla sicurezza di Francesco (ha raccontato Lucio Di Marzio su IlGiornale.it), che si muove con un corteo di 25 vetture, viaggiando però su un’automobile non blindata. Il Papa è stato accolto a Strasburgo prima dal vice presidente del Parlamento europeo Davide Sassoli e da Antonio Tajani e poi dal presidente Martin Schulz. Prima del discorso ai politici europei, un breve messaggio sul libro d’onore, con cui ha augurato che “il Parlamento sia sempre più la Sede dove ogni membro conosca e faccia sì che l’Europa, consapevole del suo passato, guardi con fiducia al futuro, per vivere con speranza il presente“. Il presidente Schulz ha introdotto il Papa ricordando la visita di Giovanni Paolo II, che a Strasburgo si presentò ventisei anni fa e il cui discorso “fu una pietra miliare per la caduta del Muro” e tracciando un parallelismo tra Chiesa e istituzioni europee, che condividono “valori come la tolleranza, il rispetto, l’uguaglianza, la solidarietà e la pace“.

Il discorso al Parlamento

Persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti – ha detto Francesco all’Aula -, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi“. Parole a cui ha aggiunto un richiamo forte a far sì che l’uomo non perda la propria dignità, che non può avere se “fatto oggetto di ogni genere di discriminazione”, se “non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità”. L’Europa è malata di solitudine, “propria di chi è privo di legami”, ha detto il Pontefice, chiedendo agli europarlamentari di prendersi “cura della fragilità dei popoli e delle persone”.

Ma stanca è pure l’Unione Europea, che ha visto crescere “la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose” e ritenuta “nonna e non più fertile e vivace“. “I grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”, ha aggiunto, chiedendo anche di non scordare “le radici religiose”, che possono rendere “immune dai tanti estremismi”. Molti i fronti su cui il Papa ha chiesto impegno all’Europa, dall’ambiente alla famiglia, fino all’immigrazione. “Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero”, ha tuonato. “Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto”.

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