Paternò, dopo l’IRPEF per il sindaco Mangano restano le dimissioni

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mauro manganodi Andrea Di Bella

Prima di ogni commento è necessario tirare un respiro profondo e stringere i denti. Consiglieri comunali uno contro l’altro, alcuni presenti un minuto prima e assenti un minuto dopo, sedie che sbattono, forze dell’ordine, i cittadini esasperati. E’ solo una parte dell’abominio istituzionale che sta vivendo questa città. E non è retorica spicciola né un disco rotto il nostro. E’ la consapevolezza più lucida. Ci stanno togliendo anche la speranza di sognare una città diversa, una Paternò migliore.

La preghiera più sincera la rivolgiamo al primo cittadino. A quel sindaco anche assessore al bilancio. Un sindaco che non ritiene di dovere presenziare ad un consiglio comunale importantissimo. Al diavolo la pregiudiziale ed i tecnicismi di turno. Qui è a rischio la tenuta democratica della città. Per questo, e per almeno altri dieci motivi, la preghiera che rivolgiamo al sindaco è forte ma sincera: si dimetta. Solo un allontanamento spontaneo e dignitoso potrà restituire a questa comunità quella speranza promessa già due anni e mezzo addietro, quando questo primo cittadino fece sognare per alcune settimane i cittadini. “Il cambiamento è già iniziato”. Mauro Mangano non diceva affatto una bugia. Il cambiamento c’è stato ed è stato il peggior cambiamento che questa Paternò disgraziata potesse sperimentare. Mangano, la città glielo chiede in ginocchio. Prenda atto che questa esperienza è terminata. Lei si è rifiutato di presentarsi al consiglio comunale in cui si sarebbe dovuto discutere di una materia che è di sua competenza in quanto anche responsabile dell’economia di questa città. Si è rifiutato di presentarsi, e tutti sappiamo perché. Lei ha avuto paura, signor sindaco. Ha avuto paura di essere assalito fisicamente dai cittadini presenti in assise. E sono dei cittadini che hanno bisogno di una guida, di un progetto per la città. Cittadini che glielo chiedono da mesi, da anni. Cittadini che l’hanno votata e che per questo si mangiano le mani giorno e notte. Senza politicheggiare, la preghiera gliela scrive un cittadino indignato, rappresentante di una città che lei stesso ha tradito. Se ne vada.

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