Jobs Act, ira Ncd: serve un vertice

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8.0.702210409-U43030410509211YmB-U430409232588671VH-418x312@Corriere-Web-NazionaleSul Jobs act il Pd trova un’intesa dopo una mattiata di delicatissime trattative tra minoranza, maggioranza e governo. In sintesi: l’esecutivo non metterà la fiducia sul ddl lavoro alla Camera ma saranno introdotte alcune modifiche sulle quali si voterà. Sì al reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari senza giusta causa in determinate fattispecie. Ma l’intesa è già a rischio. Ncd infatti attacca, parlando addirittura di «maggioranza a rischio». «Se il testo è quello letto nelle agenzie è inaccettabile» dice il presidente della commissione Lavoro Sacconi, a palazzo Chigi nel pomeriggio assieme a De Girolamo: «Urge vertice, o la maggioranza si rompe». Lo scontro sta infiammandosi sempre più. De Girolamo twitta: «Alfano chiederà vertice ufficialmente». Ma dal ministro Boschi giunge uno stop brutale: «Incontro che non serve». E poi chiarisce il senso del «niet»: «Non sono necessari vertici di maggioranza. Qui stiamo discutendo con tutti i partner della maggioranza. E’ sufficiente il lavoro parlamentare».

In serata, interviene anche il premier Renzi: «Il 1 gennaio entreranno in vigore le nuove regole sul lavoro. È un grandissimo passo in avanti». Quello che sta emergendo nella mediazione sul jobs act «è tutto quello che è stato deciso nella direzione del Pd», ha affermato il presidente del Consiglio. «Bene così, andiamo avanti», ha aggiunto Renzi.

Prima che Ncd insorgesse, Speranza aveva spiegato: «Abbiamo deciso di fare modifiche rilevanti. Non ci sarà la fiducia sul testo uscito dal Senato ma ci sarà un lavoro in commissione. Si riprenderà l’ordine del giorno approvato in Direzione». L’accordo è frutto di un compromesso faticoso trovato in casa Pd e di cui racconta la sintesi Stefano Fassina, tra i leader della minoranza. «Non voterò la fiducia su una delega in bianco. Noi non vogliamo rallentare le riforme, però vogliamo migliorarle».

Tenere il voto finale sul jobs act alla Camera entro il prossimo 26 novembre: è la proposta di mediazione della presidente della Camera Laura Boldrini su cui l’Aula di Montecitorio voterà lunedì 17 alle 16. Il governo aveva inizialmente chiesto il voto finale sul testo il 22 novembre. Per Boschi, l’aver fissato questa data è «un successo per il governo che ha chiesto e ottenuto una data finale certa. C’è urgenza di ripartire con l’economia nel nostro Paese».

Per Fassina «mettere una fiducia in bianco su una delega che riguarda i diritti fondamentali dei lavoratori diventa a mio parere un problema di rilievo costituzionale. In un clima così complicato come quello che stiamo vivendo sarebbe una forzatura, negare la possibilità di discutere allontana ancora di più dalle istituzioni i cittadini. Non voterò la fiducia su una delega in bianco».

Torna il diritto al reintegro per i licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare. Questo, infatti, quanto prevedeva l’odg della direzione del Pd sul Jobs act i cui contenuti verranno introdotti, in Commissione, nel testo di riforma del mercato del lavoro.

CorrieredellaSera

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