A Paternò negozi aperti tutto agosto per domare la crisi

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isolPaternò con tutti i negozi aperti in agosto non si era mai visto. Bastano pochi elementi per capire che aria tira in città. Il tradizionale periodo di ferie, per tantissimi si é trasformato in una chimera. Indicativo il dato che emerge dalle attività commerciali, quasi tutte aperte nonostante il periodo agostano. La crisi del fatturato “morde” la piccola imprenditoria, e costringe i negozianti agli straordinari. Le strategie adottate per uscire dalla crisi sono le più varie.

Molti hanno scelto di sacrificare le vacanze, altri hanno deciso di puntare all’e-commerce, ossia alla vendita online, e altri ancora hanno ampliato la propria offerta in prodotti e servizi. Molti, però, continuano a limitare l’attività al quotidiano saliscendi della saracinesca egli effetti negativi, nella maggior parte dei casi, non tardano ad arrivare. Diversa la situazione anche tra quartiere e quartiere. Se il nuovo arredo urbano sembra avere ridotto lo squallore del corso principale, via Emanuele Bellia e corso Italia resistono alla crisi, pur facendo registrare alcune chiusure.

«Nel territorio etneo – spiega il delegato di Confcommercio, Salvo Signorello – registriamo un ciclo fisiologico di chiusure ed aperture, con cali tutto sommato contenuti. Purtroppo lo stesso non può dirsi per Paternò, che sta pagando più duramente le conseguenze di questo periodo». Un dato significativo, che secondo il delegato di Confcommercio avrebbe visto a Paternò la chiusura del 20% dei negozi soltanto negli ultimi tre anni. «E’ un calo drastico – afferma Signorello – dovuto a numerosi fattori, anche di natura esterna alla singola attività commerciale. Il rapporto con le banche non aiuta, così la mancata erogazione di nuovo credito, spesso, costringe i piccoli imprenditori a nonpoter ristrutturare l’attività e quindi chiudere per asfissia». Per correre ai ripari si sta facendo affidamento anche alla proverbiale unione che dovrebbe, almeno sulla carta, fare la forza. Così, Confcommercio da alcuni mesi sta lavorando alla nascita di un consorzio, che possa consentire ai commercianti di sentirsi meno soli e beneficiare di nuovi e più efficaci interventi rivolti a marketing e promozione.

«Contiamo di raggiungere venticinque adesioni al consorzio entro settembre – racconta il presidente di Confcommercio, Stefano Bella – e cominciare con le prime iniziative. La nostra idea é creare un consorzio, una sorta di centro commerciale naturale, non più circoscritto ad una singola via, ma aperto alla città. Soltanto la qualità dei prodotti e dei servizi, insieme ad una strategia di squadra – continua Bella – potrà aiutarci a superare questa fase di calo generale». Parole dure, che fino a dieci anni fa sarebbero state quasi impensabili. Sono lontani i tempi della Paternò dove edilizia, agricoltura e commercio contribuivano alla crescita del reddito cittadino.

«La situazione non é facile – afferma il commerciante Francesco Faro – eppure sembra che il pessimismo degli anni scorsi stia scemando. Si nota nell’aumento degli acquisti e nel modo di approcciarsi dei clienti. Piuttosto che parlare di crisi – continua Faro – dovremmo perseverare nelle nostre attività, proponendo sempre qualcosa di nuovo». Il limite per molti negozianti, sembra proprio questo. Poche insegne hanno un profilo sui social network e quasi nessuna ha un sito internet attrezzato per consentire gli acquisti da casa. Minimo il budget destinato alla promozione pubblicitaria, così nell’era della comunicazione di massa, a stare in silenzio, spesso, sono proprio le attività commerciali. «In questi giorni la città é piena di gente come fosse un mese qualunque – racconta l’imprenditore Giuseppe Patané. – Per questa ragione é importante che i negozi restino aperti, così da mantenere il rapporto diretto con la clientela che, diversamente, potrebbe essere tentata dai centri commerciali. Io, ad esempio, continua Patané – ho stretto un rapporto di collaborazione con i miei dipendenti, così damantenere il negozio aperto tutti i giorni e i risultati, anche se a costo di sacrifici, si vedono. Altri miei colleghi, invece, sono rimasti ancorati alla vecchia impostazione dell’imprenditore che deve far tutto da solo. Una concezione del nostro lavoro, ormai, relegata al passato».

Salvo Spampinato – La Sicilia

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