Di Maio “arruola” i gilet gialli: è scontro col governo francese

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1546935240-lapresse-20190105234905-28117193Si riaccende lo contro con Parigi. Questa volta a far infuriare il governo francese è stato Luigi Di Maio per aver inviato, al termine del “consiglio di guerra” pentastellato che ha di fatto attivato la campagna elettorale per le prossime europee, una lettera ai gilet gialli per offrir loro supporto logistico attraverso la piattaforma Rousseau e, soprattutto, un’alleanza alle urne per portare quel “cambiamento” dell’Europa promesso dai grillini ai propri elettori.

Un’offerta che ha fatto infuriare non solo il ministro francese per gli Affari europei Nathalie Loiseau, che lo ha invitato a far “prima pulizia in casa propria”, ma ha anche scatenato nuovi attriti con l’alleato Matteo Salvini e con i pentastellati ribelli.

“Il Movimento 5 Stelle è pronto a darvi il sostegno di cui avete bisogno. Come voi, anche noi, condanniamo con forza chi ha causato violenze durante le manifestazioni, ma sappiamo bene che il vostro movimento è pacifico”. Di Maio ha sponsorizzato i mezzi della “ditta” grillina e mette “a disposizione” della protesta d’Oltralpe “alcune funzioni del nostro sistema operativo per la democrazia diretta, Rousseau, per esempio call to action per organizzare gli eventi sul territorio o il sistema di voto per definire il programma elettorale e scegliere i candidati da presentare alle elezioni”. Il leader pentastellato ha provato a ingolosire i gilet gialli con una frase-spot (“una nuova Europa sta nascendo”) nella quale vorrebbe che confluissero insieme le forze del suo gruppo e quelle francesi: “È una dura battaglia che possiamo combattere insieme. Ma voi, non mollate”. Dichiarazioni che hanno ulteriormente innervosito la Loiseau che ha nuovamente invitato il governo italiano a “occuparsi del benessere del popolo italiano”“Ho sentito più volte il governo italiano domandare rispetto – ha poi tagliato corto – penso che il rispetto sia dovuto a tutti i Paesi, soprattutto a quelli che sono vicini, alleati e amici”.

La lettera di Di Maio ha subito scatenato malumori nel governo francese. Tanto che il ministro Loiseau si è subito attaccata alla tastiera per inviare una nota di fuoco contro Roma. “La Francia – ha scritto – si guarda bene dal dare lezioni all’Italia. Salvini e Di Maio imparino a fare pulizia in casa loro”“Quanta ipocrisia. Forse si dimentica di quando il suo presidente, Macron, parlando del nostro governo ci aveva paragonato alla lebbra”, le ha ricordato il vicepremier grillino su Facebook“Il popolo francese – ha, quindi, aggiunto – chiede il cambiamento e un maggiore ascolto delle loro esigenze. Non posso non condividere questi desideri, né penso di dire nulla di offensivo verso i cittadini francesi. È chiaro che qualcosa deve cambiare”. La sua presa di posizione, però, non trova assonanze nemmeno in Italia. Il primo a rompergli le uova nel paniere è proprio il “socio” di governo che alle elezioni europee si presenterà con il fronte sovranista. “Sostegno i cittadini perbene che protestano contro un presidente che governa contro il suo popolo – ha sottolineato Salvini – ma condanno ogni episodio di violenza che non serve a nessuno”. Una posizione che il leader leghista ha poi rafforzatato con decisione: “Un conto e protestare contro il caro benzina, un altro è sfasciare vetrine”.

Anche tra i Cinque Stelle le parole di Di Maio non hanno sortito l’effetto voluto. Anzi, hanno provocato non pochi malumori. “Ma quali gilet gialli. Noi siamo un’altra cosa”, ha commentato la senatrice Elena Fattori in un’intervista al Corriere della Sera“Noi siamo stati e siamo francescani, quelli lì invece sono dei violenti… La nostra è stata una rivoluzione gentile”. Lo stop che arriva da una delle voci critiche del Movimento fondato da Beppe Grillo è duro. E, in qualche modo, ricorda al capo politico il vero dna grillino: “Io sono iscritta al M5S dal 2009 e rficordo come fosse ieri le battaglie per la raccolta differenziata. Ricordo la raccolta delle firme per il referendum sull’acqua pubblica. Eravamo propositivi: all’epoca non ci sarebbe mai frullato nella testa di andare a sfondare l’ingresso di un ministero, oppure di lanciare petardi, lacrimogeni”. E ancora: “Ci siamo sempre detti: mai prendere posizioni su quanto succede all’estero. Infatti, quando venne eletto Emmanuel Macron criticammo aspramente Renzi che fece un endorsement sul presidente francese. Perché abbiamo cambiato idea anche su questo sano principio? Dovremmo essere spettatori silenti e invece…”.

Ilgiornale