Ragalna, quando la sportività è ipocrisia

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20140526_174216-1244x500_cAl posto del sottoscritto parla la rassegna stampa di oltre quatto mesi di campagna elettorale. All’indomani il voto amministrativo su Ragalna, certe verità possiamo permetterci di dirle e scriverle senza che nessuno additi il sottoscritto né altri incolpandoci di dire il falso. Nessuna falsità, certo non la nostra. A Ragalna, il giorno della elezione di Salvo Chisari a nuovo primo cittadino, il suo sfidante gli si è avvicinato verosimilmente per congratularsi con lui. Parlano le immagini. Ma è impossibile, mi si consenta, dare un colpo di spugna e mesi di esternazioni rancorose, a cui sono seguite repliche precise e puntuali, ma sempre garbate e rispettose. All’attuale sindaco, quando ancora candidato, è stato detto di tutto. E a chi lo ha seguito, il miglior complimento che gli si è fatto è stato quello di dargli del venduto, o più semplicemente del buffone o altro del genere. Non si è salvato nessuno. Nemmeno il candidato Carone, il quale pare avermi tolto addirittura il saluto.

La sportività si pratica sempre, non solo quando si è perso. Un dialogo che possa verosimilmente riallacciare rapporti piccoli e grandi, politici e non. Non è forse così? Non è questo il modo migliore di intendere la politica. Non è con l’insulto a giorni alterni che si ottengono consensi, ed il risultato a Ragalna avvalora questa tesi. A Chisari gli attacchi e le accuse più pesanti, perfino quella di essersi comprato tutto e tutti. Qualcuno pare abbia ipotizzato pure di essersi comprato i voti. Con che coraggio ci si abbraccia poi? Centinaia di persone hanno festeggiato Salvo Chisari manco fosse il Capo dello Stato. Per una volta apprezzo i cinquestelle, coerenti fino alla fine. Sarebbero bastate due parole alla stampa: auguri e buon lavoro. E poi via. Invece no, perfino le forze dell’ordine a diffidare i manifestanti dallo sparare altri fuochi d’artificio. Quando la sportività nasconde odio non è sportività, è ipocrisia. E se parlo di odio non ne parlo a vanvera. Salvo Chisari, di cui sono amico, tenga ben presente quanto fin qui detto, quando gli si avvicineranno (se non l’hanno già fatto), proponendogli una tregua in cambio di un dialogo. Mi rincuora sapere di non rammentargli nulla che lui non sappia già.

Andrea Di Bella

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