Turchia. Il golpe contro Erdogan è stato appoggiato dagli americani?

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di Francesco Maria Toscano

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza nel mare magnum della disinformazione programmata che avvelena i nostri tempi. Allora, il 14 luglio il solito estremista islamico a Nizza compie l’ennesima strage in barba ai servizi di sicurezza francesi che fanno il loro lavoro molto peggio di come Pellè tiri i rigori. Il giorno dopo un gruppo di avventurieri turchi prova a realizzare un colpo di stato con l’obiettivo, poi fallito, di detronizzare il sultano Erdogan. C’è un nesso fra i due eventi? Io credo di si.

Partiamo con il dire che compiere un eccidio in Francia proprio il 14 luglio non può essere casuale. Non c’è bisogno di essere esperti in esoterismo, numerologia, ufo, misteri ed eventi paranormali per intuire il forte significato simbolico che una simile scelta contiene. Colpire il 14 luglio in Francia significa promettere di voler demolire definitivamente le fondamenta dell’ordine mondiale che sorreggono il cosmo da almeno tre secoli a questa parte, fondamenta edificate al grido di “libertà, uguaglianza e fratellanza dagli avanguardisti che seppero allora abbattere l’ancien regime per inaugurare una nuova era che indicava nel popolo, e non più nel volere divino appositamente interpretato, la fonte di legittimazione nell’esercizio del potere terreno.

La posta in gioco è altissima, stiamo vivendo uno snodo fondamentale e decisivo nella storia dell’uomo. Il futuro dei prossimi secoli dipende per intero dal tipo di equilibrio che verrà fuori alla fine di questo scontro mortale che si combatte alla luce del sole senza che nessuno, o quasi, ne comprenda per davvero le ragioni e le dinamiche. Giornali turchi vicini al presidente Erdogan hanno denunciato  chiaramente alcuni generali statunitensi quali ispiratori e manovratori del fallito golpe. Si tratta di una ricostruzione verosimile, storicamente infatti gli apparati di sicurezza a stelle e strisce hanno dimostrato – in Cile ma non solo – di possedere una certa dimestichezza nell’organizzare putsch destinati in teoria ad issare sul trono il fantoccio di turno.

Quelli che pensano che Erdogan si sia fatto il “Golpe da solo” provino invece a recuperare la lucidità perduta. Ammesso l’abbiano mai avuta. E’ simpatico notare come alcuni noti megafoni di regime, da sempre pronti a bollare come “fantasiose” e “complottiste” le tesi di quelli che non credono per esempio alla versione ufficiale sui fatti dell’11 settembre, siano adesso pronti a raccontare con rara sicumera il fallito golpe turco alla stregua di una fiction ordita provocatoriamente dallo stesso presidente. E’ iniziata l’era del “complottismo a targhe alterne”. Questo ci mancava a dire il vero. Il golpe, tentato per davvero, molto semplicemente è fallito. Il fallimento del progetto non dimostra di per sé il mancato coinvolgimento di manine straniere, chi pensa in questi termini tradisce una logica zoppicante che scambia suggestioni per verità. Quelli che “se per davvero gli Stati Uniti avessero voluto cacciare Erdogan le cose sarebbero andate diversamente” sono fuori strada. Anche il “golpe Borghese” tentato in Italia nel 1970 finì con l’assumere le sembianze di una parodia, nonostante l’agitarsi di tipi alla Kissinger che notoriamente non amano gli scherzi.

In Medio Oriente gli equilibri stanno cambiando. Turchia e Israele, dopo avere spalleggiato la folle politica estera americana volta ad accrescere scientificamente il potenziale dell’Isis, dialogano finalmente con il presidente russo Putin, l’unico leader che ha dimostrato nei fatti di costituire per il Califfo una minaccia mortale. Il fatto che il presidente turco Erdogan abbia sentito il bisogno di ringraziare il presidente Putin significa molto, specie se consideriamo che solo pochi mesi fa l’abbattimento di un aereo russo aprì fra i due Paesi una gravissima crisi diplomatica. Puntare il dito contro gli Stati Uniti in quanto tali d’altronde non ha senso. Di quale America vogliamo parlare? L’America di Donald Trump è una cosa, quella di Hillary Clinton un’altra.

Nel malaugurato caso in cui Hillary dovesse vincere le elezioni presidenziali lo spettro di una guerra terribile con la Russia diverrebbe realtà. La Clinton è una globalista fanatica, convinta di dover unificare il mondo per mezzo della diffusione di una nuova “religione laica”, quella che sostituisce i vecchi 10 comandamenti con i nuovi “diritti civili” (ma mai con quelli economici o sociali) costi quel che costi. Le proposte diTrump appaiono invece improntate al buon senso sia in campo economico (il candidato repubblicano ha dichiarato di voler ripristinare lo Steagall Act di rooseveltiana memoria) che in politica estera (“the Donald” garantirebbe il disgelo con la Russia). Nel frattempo Bernie Sanders, da perfetto baro, ha fatto un chiaro endorsement in favore della moglie di Bill. Basterà per far vincere i democratici? Speriamo di no.