Vertice Putin-Zelensky-Trump, Mosca apre al dialogo ma resta il nodo Donbass

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Si riaprono improvvisamente gli spiragli di un possibile canale negoziale diretto per le sorti del conflitto nell’Est Europa. Il Ministero degli Esteri russo ha confermato l’avvio di trattative preliminari per valutare l’organizzazione di un vertice a tre tra il presidente russo Vladimir Putin, il capo di Stato ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente statunitense Donald Trump. L’accelerazione diplomatica giunge a margine dello stretto riserbo relativo al colloquio svoltosi a San Pietroburgo tra il leader del Cremlino e l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff.

Nonostante l’assenso di massima espresso da Mosca sulla riapertura dei canali con Washington, il viceministro degli Esteri Serghei Ryabkov ha precisato che un’intesa formale sulla struttura e sulla sede del summit appare ancora lontana dal perfezionamento. A zavorrare l’intesa restano le marcate divergenze di merito: le recenti rivendicazioni di Putin sul Donbass, indicato come “territorio storicamente russo”, stridono apertamente con il diritto internazionale e con le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, che hanno decretato la nullità dei referendum di annessione e riaffermato l’inviolabilità dei confini stabiliti nel 1991.

Un secondo ostacolo di rilievo riguarda l’impalcatura delle garanzie di difesa per il dopoguerra. Mentre Kiev e i partner della Coalizione dei volenterosi pretendono l’applicazione della Dichiarazione di Parigi — comprensiva di un sistema di monitoraggio guidato dagli USA e del dispiegamento di contingenti multinazionali di deterrenza —, la Russia oppone un fermo veto alla presenza di truppe europee al proprio confine. Sulla partita vigila con fermezza il Consiglio Europeo, che ha ribadito la centralità della sovranità ucraina e l’impossibilità di siglare patti vincolanti senza il concorso diretto delle istituzioni continentali e di Kiev.