Offese a Meloni su Facebook, bufera su magistrato Di Cicco: “Profilo hackerato, non sono stato io”

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Scoppia una dura polemica istituzionale intorno a un post denigratorio apparso sulla pagina Facebook di Alessandro Di Cicco, magistrato in servizio presso la Procura di Roma. Al centro dello scontro, il duro attacco rivolto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni — definita nel testo “nana borgatara” — in merito alla decisione dell’esecutivo di non sottoscrivere il provvedimento relativo agli adeguamenti retributivi per le toghe.

Il diretto interessato ha nettamente respinto ogni addebito, dichiarando di essere stato vittima di una pirateria informatica e annunciando l’immediata presentazione di una querela agli organi di polizia. «Mi hanno hackerato il profilo Facebook e sto andando al commissariato a denunciare. Non sono stato io a scrivere quel testo sulla premier», ha chiarito Di Cicco ai microfoni dell’Adnkronos, precisando di aver eliminato il contenuto non appena appreso dell’accaduto e prendendo le distanze dal linguaggio utilizzato: «Una cosa è non condividere le posizioni della premier, altro è insultare».

Nonostante le smentite del magistrato, la vicenda ha suscitato l’immediata reazione del Consiglio Superiore della Magistratura. Enrico Aimi, componente laico del CSM, ha sollecitato l’apertura formale di una pratica disciplinare e la trasmissione degli atti alla Quarta Commissione per le opportune valutazioni di professionalità. «Chi esercita una funzione così delicata è tenuto a osservare doveri di equilibrio, correttezza e rispetto delle istituzioni», ha rimarcato Aimi, sottolineando come il prestigio e la credibilità del corpo giudiziario passino inevitabilmente attraverso condotte pubbliche improntate alla misura e al rispetto della dignità istituzionale.