Amadeus rompe il silenzio dopo due anni: “L’addio al Nove non è un fallimento ma coraggio”

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Dopo due anni di silenzio e riflessioni, Amadeus torna a raccontarsi in un’intervista lunga e articolata concessa al settimanale Chi, analizzando senza filtri un periodo lavorativo intenso e complesso. Il conduttore riparte dalle proprie certezze personali e dagli affetti più stabili, rivendicando la centralità della famiglia come pilastro fondamentale per affrontare i momenti di svolta professionale. L’analisi del conduttore parte dalla presenza della moglie al suo fianco da ventitré anni e dall’orgoglio per i suoi due figli, elementi chiave che gli hanno permesso di mantenere l’equilibrio psicologico anche di fronte alle oscillazioni più drastiche dei dati d’ascolto.

Il passaggio dalla Rai a Warner Bros. Discovery e la successiva decisione di chiudere l’esperienza con due anni di anticipo rispetto agli accordi iniziali rappresentano il cuore del suo ragionamento. Amadeus riconosce che il connubio con il pubblico del Nove non ha funzionato, sottolineando come la scelta di cambiare strada non rappresenti un fallimento ma un atto di coraggio. L’ex direttore artistico del Festival di Sanremo evidenzia la necessità di possedere una forte autostima per gestire la transizione da picchi di share oltre il settanta per cento a percentuali nettamente inferiori, ribadendo di non aver mai vissuto con l’ossessione del consenso televisivo e di sentirsi strutturalmente più adatto al pubblico della televisione generalista.

Nel corso del colloquio, il presentatore smentisce categoricamente le indiscrezioni che attribuivano il suo addio al servizio pubblico a motivazioni di natura meramente economica. Amadeus chiarisce che sul tavolo erano presenti due proposte contrattuali identiche per cifra e durata, sia da parte della Rai che di Discovery, smontando la narrazione collettiva legato al compenso. Nel ripercorrere il proficuo legame con la tv di Stato, dove dichiara di aver realizzato i suoi sogni professionali, il conduttore rivendica di aver sempre lavorato bene con diverse dirigenze Rai a prescindere dal colore politico, ricordando che nei rapporti di lavoro contano esclusivamente la competenza, la sintonia e la validità delle idee.