di Clarissa Rachele Poli per Firenze Fuori
L’inconfondibile Renato Zero è arrivato a Firenze con il suo concerto L’ora Zero (nel momento in cui pubblichiamo Zero ha concluso le sue quattro tappe toscane del tour): l’ora in cui ha scelto di spogliarsi di sovrastrutture, maschere e travestimenti per parlare, cuore a cuore, a ciascuno dei suoi “sorcini”. Una serata che ha ripercorso non solo la sua carriera artistica, ma anche la sua evoluzione di uomo: dall’infanzia alla maturità, attraversando emozioni, cadute e rinascite. Una vita intera messa in musica. Canta ancora con una forza che arriva dritta allo stomaco. Non solo quando intona i grandi successi – quelli che fanno alzare tutto il pubblico al ritmo di Triangolo e Il carrozzone – ma anche nella sua nuova forma di comunicazione. Le sue parole sono messaggi d’amore, richiami al rispetto, appelli contro ogni forma di violenza, con un invito potente all’azione e alla consapevolezza. C’è l’emozione di chi ha vissuto tanto e continua a credere che la vita vada amata fino in fondo, fino a trasformarla in un capolavoro.
Renato Zero non ha bisogno di grandi scenografie per lasciare il segno. Basta la sua presenza. Ogni movimento non è semplice coreografia, ma una firma: quella di una stella che non si è mai nascosta, che ha fatto sognare, cantare, ridere e piangere intere generazioni. Non serve essere tra i “sorcini” della prima ora per lasciarsi travolgere dalla sua energia, dalla sua forza, dalla sua inesauribile voglia di trasmettere vita. E alla fine, quasi sussurrando, arriva quella frase che suona come una promessa reciproca: “Non dimenticatemi, eh!”







