Alpini, molestie ed esagerazioni

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di Giuliano Guzzo

Una denuncia di molestie, dopo il raduno degli Alpini di Rimini, c’è stata. L’ha presentata una ragazza di 26 anni, affermando di essere stata aggredita verbalmente e fisicamente da tre uomini. Ora è doveroso che si faccia luce su questa come se su altre eventuali segnalazioni, affinché i fatti vengano chiariti e i responsabili individuati. Nessuna giustificazione, neppure remota, può infatti essere tollerata, quando di mezzo ci sono abusi accertati.  Ciò premesso, viene tuttavia da chiedersi se alcune sigle femministe non abbiano esagerato nel denunciare, a seguito dell’adunata dei giorni scorsi, oltre 150 casi di molestie, un numero enorme.

Naturalmente, può essere che di casi di molestie ne vengano accertati anche di più di 150. Ma un numero così elevato – e così ad effetto – diffuso a poco dalla conclusione dell’incontro di Rimini, francamente, fa sorgere il sospetto di un pregiudizio: il pregiudizio contro le penne nere, che sono simboli di patriottismo, di eroismo e di virilità; valori e virtù che il pensiero dominante non contempla, salvo eccezioni di circostanza, come possono essere i soldati ucraini, i quali – per amor di patria, non certo dell’Ue o dei mitici «valori occidentali» – lottano da mesi contro l’invasione armata russa.

Del resto, che ci sia un’ostilità contro gli alpini lo si sa da anni. Qualche esempio? Nell’agosto 2017 il monumento all’alpino in piazza Cappuccini a Brunico è stato sfregiato. Analoga sorte, l’anno dopo, è toccata al Sacrario degli Alpini del Colle di Nava, in Liguria. Nel giugno 2019 dei vandali hanno poi deturpato, con scritte di vario, tipo il cippo alpino che ricorda l’Adunata nazionale degli Alpini tenutasi a Piacenza nel 2013. Ancora, nel dicembre 2020 a Poncarale, nel Bresciano, è stato danneggiato il monumento delle penne nere sito nel parco degli alpini in via Primo Maggio.

Lo scorso anno è stato violato – e danneggiato – il sacrario di Santa Lucia, nel Trevigiano, mentre a metà aprile di quest’anno, invece, a Rossosch – la città russa che fu sede del Comando del Corpo d’armata alpino nel 1942 – è stato distrutto e sfregiato col simbolo della Z bianca il cippo commemorativo dei caduti nella Seconda guerra mondiale. Tutto questo per dire che non si può certo escludere che, a Rimini, qualche alpino possa aver davvero agito violenza. Ma se è doveroso, repetita iuvant, far piena luce su quanto davvero successo, appare parimenti opportuno non generalizzare. Se no si rafforza un’altra violenza, in corso da anni: quella contro le penne nere e i loro simboli. Giulianoguzzo.com

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