Cultura, “Il segreto della ricchezza”. Nuovo libro di Felice Cunsolo

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scrittura-genericadi Lucia Paternò

E’ un’opulenza della ragione, una saggezza nel gestire le proprie risorse per non avere sgradite sorprese. Anche questo nel già pregno patrimonio spirituale e culturale ha lascito ai posteri, il grande giornalista e scrittore Felice Cunsolo, a testimonianza dell’attenzione appassionata per tutto ciò che concerne l’uomo e la sua umanità. Regole semplici e saggi consigli, dunque, per vivere con maggiore serenità del frutto del proprio lavoro. In questo si sostanzia il testo molto dettagliato e scritto con grande fervore da Cunsolo. L’opera, datata 1974, è stata curata per la consegna postuma alle stampe, dal fratello, lo storico e giornalista Angelino Cunsolo, che ne ha mantenuto anche il formato e lo stile lasciandola come dattiloscritto inedito. Il titolo esplica l’intento del testo, quello di una ricerca anche storica e mitologica su come preservare il denaro e goderne il giusto senza sprechi: “Il segreto della ricchezza” (edito da Tei). Articolato in cinque capitoli, si arricchisce anche di aneddoti e massime. Nel primo capitolo spiega il denaro e la sua genesi partendo da alcune consuetudini emerse durante la preistoria. Il consumo differito, ad esempio, si sviluppa lentamente, nel momento in cui l’uomo diviene pastore e agricoltore, tuttavia prima iniziava a profilarsi dall’impossibilità di consumare il cibo che si era procurato nonostante la fatica e le lotte per aggiudicarselo. Nel frangente della sedentarietà inizia la pratica del baratto e quindi i prodromi del commercio. Cunsolo mette in evidenza in questo capitolo come ad inventare il denaro siano stati i cinesi, nel 2800 a C. epoca in cui già circolava la carta-moneta. Prima venivano adoperate delle monete di bronzo, rame e oro poi passarono alla carta, biglietti di banca ricavati dalla fibra di gelso recanti la data di emissione e il numero progressivo un po’ come il numero di serie, il nome della banca emittente ed il valore. Interessante anche l’informazione che fornisce circa il fatto che su uno dei lembi di questi biglietti veniva riportata una massima: “Produci quanto puoi e spendi con economia”.

A Roma il denaro venne introdotto da Servio Tullio che governò fino al 535 a.C. Nel secondo capitolo dal titolo “L’avaro”, l’autore stigmatizza l’avarizia come un vizio ignobile e la peggiore delle schiavitù, perché <<All’avaro –come recita la massima- manca tutto: quello che possiede perché non lo gode e quello che brama perché non lo ha>>. Poi racconta la storia del saggio Simonide, ma soprattutto l’interessante resoconto della nascita del duomo di Monreale grazie all’azione compulsiva di un avaro. Il re di Sicilia Guglielmo I il Normanno, vissuto dal 1120 al 1166 aveva l’abitudine di sotterrare le sue ricchezze nei luoghi più reconditi. Una volta morto non fu facile trovare questi tesori se non per una pura casualità o meglio apparizione onirica. Guglielmo II, il figlio, amava cacciare, finché un giorno dopo una battuta si sentì stanco e si adagiò ai piedi di un albero, addormentandosi sognò una signora somigliante alla Madonna che gli suggeriva di scavare nel posto dove stava dormendo.

Al suo risveglio, con l’aiuto delle persone al suo seguito, iniziò a scavare e lì rinvenne un inestimabile tesoro, quello custodito gelosamente dal padre. Quelle ricchezze poi furono destinate alla costruzione del duomo di Monreale come ringraziamento alla Madre di Dio. Nel terzo capitolo mette in rilievo la necessità di non dilapidare i propri averi come fa “Il dissipatore”. <> recita la massima che introduce la narrazione, come un ammonimento inequivocabile. Alla stessa stregua, Cunsolo condanna “L’ingordo”, nel quarto capitolo del testo; quest’insaziabile cacciatore che non è mai pago, (Mida il re di Frigia ne è un esempio) non ha idea di che cosa significhi accontentarsi e godere di ciò che sia ha, ecco perché si dice: <>. Nell’ultimo capitolo quello dedicato al risparmiatore, il nostro esordisce con un interrogativo domandando chi è ricco e a questo segue la saggia risposta che ricco è colui che risparmia. L’uomo cominciò a diventare un essere civile- come scrive Cunsolo- allorché pervenne alla conoscenza della tecnica del consumo differito, cioè il risparmio considerato l’atto di una persona che conserva qualcosa da utilizzare nel futuro. Felice Cunsolo, nacque a Biancavilla nel 1917 e morì a Milano nel 1979.

Giornalista e scrittore, si distinse anche all’estero per le sue ricerche sull’enogastronomia, in un periodo in cui ancora questa disciplina era agli albori. Fra le sue opere ricordiamo: “Il mondo in sei pagine”, “Il potere della pubblicità”, “Gli italiani a tavola”, “Vini nel mondo”, “La gastronomia nei proverbi”, “Dizionario del gourmet”. Cospicui sono i suoi saggi usciti su la Nuova Antologia a partire dal 1949, come: “Quanto e come si legge in Italia”, “Il giornale dell’800”, “Origini e storia del manifesto” e “Aspetti dell’industrializzazione in Sicilia” nel 1959. “Il Corriere della Sera”, “L’Ambrosiano”, “La Sicilia” e il “Giornale dell’Isola” sono solo alcuni fra i quotidiani che hanno avuto la sua firma.

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