Centri per l’impiego intasati per reddito cittadinanza

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Ogni giorno centinaia di persone si mettono in lista già alle sei del mattino nella speranza di essere chiamati per un annuncio di lavoro, per impieghi part-time oppure per accedere alla Naspi. Succede tutte le mattine al centro per l’impiego di Palermo, che solo in città valuta più di 250 mila pratiche di giovani e meno giovani disoccupati. C’è chi ha perso il proprio posto e sta cercando di rientrare nel mondo del lavoro, chi è alla ricerca della prima occupazione e chi di un corso formativo per accedere ad una professione. Tutti in fila alla ricerca dell’annuncio giusto, per un documento o per assistenza, ma soprattutto in attesa di notizie sul reddito di cittadinanza.

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Tutto nasce anche dalla funzione dei centri per l’impiego, svuotati dei loro poteri non riescono al momento ad incrociare domanda e offerta. Per molti il centro per l’impiego non è altro che un nuovo nome dato agli ex centri di collocamento. Effettivamente la nascita dei centri coincide proprio con la scomparsa degli uffici di collocamento, che il d.lgs. 469/97 ha sostituito con le nuove entità, stabilendone i principali compiti. Un balck-out normativo che ha generato confusione non dando la reale possibilità ai Centri di aiutare chi veramente cerca un lavoro. Eppure, la banca dati dei centri per l’impiego sarebbe da sola in grado di evadere le richieste di quelle aziende che cercano lavoratori.

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