09242018FREEDOM FLASH:


Lo spirito di Pratica di Mare. Questo è Berlusconi

SIlvio Berlusconi unisce le mani dell'allora presidente Usa George Bush e del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin a Pratica di Mare nel 2002. E' l'immagine simbolo della fine della Guerra Fredda.

SIlvio Berlusconi unisce le mani dell’allora presidente Usa George Bush e del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin a Pratica di Mare nel 2002. E’ l’immagine simbolo della fine della Guerra Fredda.

di Nicola Porro

Silvio Berlusconi è sotto attacco. Per il Movimento cinque stelle è tornato a essere il «male assoluto». Refrain che avevamo già sentito, quando la critica arrivava da sinistra e il movimento di Grillo non era ancora nato. È stato addirittura apostrofato come un «delinquente» dagli strilloni di Di Maio, candidato premier. Alessandro Sallusti ha ben spiegato in queste pagine l’inconsistenza di queste accuse. Ci permettiamo ora di guardarla da un’altra prospettiva. E cioè dal comportamento, dalla risposta che il centrodestra, per una volta compatto, dovrebbe dare. Per prima cosa occorrerebbe evitare una reazione burocratica, se ci passate il termine. Non sono le querele a fermare le opinioni, per quanto volgari, minacciose, errate, esse siano. Così come non serve, ahinoi, richiamarsi ai principi democratici che dovrebbero essere il terreno comune da cui partire.

Berlusconi ha un asso nella manica, vincente e comprensibile. Consiste in una foto. Quella di Pratica di Mare. Il «delinquente», il «male assoluto» è ritratto tra il presidente americano, Bush, e quello russo, Putin, mentre si stringono la mano. Fu in quella occasione che l’ex presidente del Consiglio italiano convinse Europa, America e Russia a guardare dalla stessa parte. Come dovrebbero fare oggi. Il nemico non è il dittatore siriano Assad. Così come la scusa per la spedizione punitiva a suon di missili avvenuta ieri notte sui cieli della Siria, non nasce da un attacco chimico. Lo stesso ministro della difesa americano, Mattis, ha detto di fronte ai suoi parlamentari, che non «vi sono evidenze indipendenti che l’utilizzo di armi chimiche il 7 aprile ci sia stato». E, anche se si dovessero trovare tracce di residui chimici, sarebbe molto difficile attribuirli ad Assad o ai suoi oppositori (che in passato, è bene ricordarlo, ne fecero uso). Insomma i nemici sono piuttosto i brandelli di stato islamico che ancora resistono, i jihadisti che combattono contro Assad e insanguinano le moschee e le chiese mediorientali così come le piazze europee.

Fare queste considerazioni non vuole dire essere putiniani. Significa banalmente riconoscere lo spirito di Pratica di Mare. Che portò alla fine plastica della guerra fredda e al riconoscimento di un nuovo ordine mondiale a tre. Un’intuizione dovuta anche a Berlusconi. E da lui fortemente perseguita. Non ci sarà titolo di giornale che glielo possa togliere. Ma occorre rivendicarlo in modo sobrio e deciso. Senza sceneggiate. Ricordando agli italiani, che non si può liquidare quell’esperienza politica con una battuta. Le vicende del governo che si dovrà formare seguiranno. IlGiornale

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