Referendum, l’incongruenza di Bersani

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Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani

di Luciano Capone

Ci sono tanti motivi per votare contro la riforma costituzionale, come ad esempio fa il M5S. È anche legittima la scelta tattica usare il referendum per far cadere il governo, come propongono Salvini e Brunetta. Ma è veramente ridicola la posizione di Bersani, che ha votato a favore della riforma in Parlamento e ora vuole votare No al referendum perché è contro l’Italicum. La politica sarà anche l’arte del possibile, ma non è contorsionismo. In teoria l’argomento potrebbe anche avere senso se Bersani avesse votato la riforma costituzionale e poi Renzi, facendo approvare una nuova legge elettorale, avesse stravolto gli equilibri istituzionali. Ma Bersani ha votato tre volte a favore del ddl Renzi-Boschi e nelle due ultime votazioni dopo che era già stato approvato l’Italicum. Quindi l’ex segretario del Pd, con quei due sì ha di fatto votato a favore del pacchetto “riforma + italicum”.

Se non gli andava bene doveva dirlo allora. Non è normale che dei politici 60enni che si riempiono la bocca di rispetto delle istituzioni giochino in questo modo in un passaggio politico-istituzionale così delicato per consumare una vendetta su Renzi. Se Renzi è lì è solo a causa dei loro ripetuti fallimenti. Con questa scelta così ottusa e livorosa Bersani chiude un filotto incredibile: sconfitta in elezioni politiche già vinte del 2013, figura misera e fallimento del tentativo di formare un governo con vito Crimi, gestione pessima dell’elezione del presidente della Repubblica. Un trittico che ha disintegrato la sinistra e stava mandando gambe all’aria un paese senza governo e senza Capo dello Stato. Con il referendum Bersani vince senza alcun dubbio il titolo di leader più disastroso del centrosinistra

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