Vogliono portare Prodi al Colle. L’asse M5S-Cina

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di Federico Giuliani

Il Movimento 5 Stelle continua a guardare alla Cina con un misto di fiducia e speranza. Già, proprio speranza, perché i pentastellati pensano che il Dragone sia una gallina dalle uova d’oro da spennare a proprio piacimento per rimettere in ordine i conti italiani. I grillini sognano accordi commerciali da urlo con il governo cinese, ma non si rendono conto che fin qui non sono riusciti a stringere neppure i lacci di un nodo delle scarpe. In politica estera Pechino spingerà pure per un “mondo multipolare” ma non intende certo fare beneficenza in giro per il mondo, che invece è più o meno il pensiero di una buona parte del MoVimento. Furono proprio i grillini, lo scorso marzo, ad attirare in Italia il presidente Xi Jinping, il quale firmò a Roma il cosiddetto memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta, una specie di contratto mediaticamente spendibile per l’Italia come un successo senza precedenti in campo economico internazionale ma nei fatti una bolla di sapone che per il momento non ha portato alcun beneficio al nostro Paese. Anzi, ha provocato la controreazione della Francia, dove Macron, a pochi giorni dalla firma italiana, riuscì a ottenere dallo stesso Xi l’ok per una maxi commessa dal valore di 30 miliardi di euro: altro che arancine siciliane in Cina e più turisti con gli occhi a mandorla nel Belpaese.

Beppe Grillo, garante del M5S

Beppe Grillo, garante del M5S

Il piano di Beppe Grillo

Adesso che il governo giallorosso è in panne, Beppe Grillo è tornato a giocare dal suo mazzo la carta Cina. Venerdì il fondatore del Movimento 5 Stelle era a Roma, dove ha avuto modo di cenare con l’ambasciatore cinese in Italia, Li Junhua; sabato la replica, con un altro incontro nel pomeriggio. In mezzo il faccia a faccia con Luigi Di Maio. Facciamo un passo indietro: Grillo ha sudato quattro camice, ma alla fine è riuscito a salvare il figliol prodigo Di Maio da una morte politica certa. Il deus ex machina del Movimento 5 Stelle ha benedetto una nuova alleanza Pd-M5s e rimesso Di Maio in carreggiata, proprio quando quest’ultimo sembrava ormai spacciato. Torniamo all’ambasciata cinese: qui Grillo e il signor Li hanno parlato per ore. Che cosa si saranno mai detti? Le cronache parlano di “svendita italiana” alla Cina. Fuori di metafora, Grillo cercava una garanzia sul piano internazionale, e l’unico che potesse gettargli un’ancora di salvezza era il gigante cinese.

Dall’ex Ilva a  Prodi al Quirinale: i messaggi dei grillini alla Cina

Il nuovo binomio M5s-Pd è una scatola cinese che racchiude quattro messaggi a Pechino. Il primo: vi ricordate il memorandum sulla Nuova Via della Seta? Procediamo con la fase due, ovvero con una maggiore cooperazione in barba agli alleati europei e agli Stati Uniti di Donald Trump. Il secondo: per quanto riguarda l’ex Ilva di Taranto i grillini sondano il terreno per capire se qualche gruppo cinese possa sostituirsi ad ArcelorMittal. Il terzo: apertura sul 5G. Il quarto e più importante: Romano Prodi è pronto a tornare in campo, ma non nella bagarre tra partiti bensì nella corsa al Quirinale. Prodi ha più volte speso parole al miele per il piano commerciale varato da Xi Jinping, e una sua ipotetica presenza al vertice delle istituzioni italiane garantirebbe alla Cina la fedeltà italiana su questioni spinose. Tra l’altro, lo stesso Prodi è stato recentemente nominato dal governo cinese “Advisor Council” del Belt and Road Forum. In altre parole, Grillo sta utilizzando la Cina per cementare l’alleanza di governa tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico, un’operazione agevolata dalla piattezza dei democratici in ambito internazionale, molto più impegnati a mettere in ordine i cocci del proprio partito. La Cina è una superpotenza ed è necessario dialogare con il suo governo. Ma per farlo serve una maggiore esperienza, quella che i grillini hanno più volte mostrato di non possedere. it.insideover.com