Paternò, il sindaco Mangano sui revisori: “Stavano portando a morire il Comune”

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Il sindaco di Paternò Mauro Mangano e l’assessore Salvatore Milicia durante la conferenza stampa

Sono stati due i principali punti che il primo cittadino di Paternò, Mauro Mangano, ha voluto affrontare nel corso della conferenza stampa di ieri pomeriggio, alla quale ha preso parte anche l’assessore Salvatore Milicia, dedicata al bilancio di previsione approvato dalla Giunta Comunale. Il documento finanziario ha ricevuto il parere negativo, anche se non unanime, del Collegio dei Revisori dei conti.  La prima questione affrontata riguarda il credito che il Comune paternese vanterebbe nei confronti dell’Ama, l’azienda idrica municipalizzata. Si tratta di una vicenda risalente al 2001, quando il Comune venne condannato a pagare un risarcimento, pari a circa un milione e mezzo di euro, ad un privato, proprietario di alcuni pozzi da cui veniva attinta l’acqua. Sui revisori, il sindaco Mangano ha dichiarato, testuale: «I revisori dei conti hanno delle opinioni, evidentemente, su questi fatti avvenuti quattordici anni fa. Adesso che hanno finito di fare i revisori dei conti e che quindi tornano ad essere dei cittadini normali, potranno esprimere le loro opinioni quanto vogliono. Dal punto di vista tecnico riteniamo assolutamente inconsistente tale pronunciamento. Stiamo parlando di una causa del 2001 che il Comune di Paternò perse nei confronti dei possessori del pozzo Guido. Il Comune venne condannato a pagare una somma, ed il Comune la pagò ormai tantissimi anni fa. Il mio predecessore pensò che forse questa somma poteva essere addebitata all’azienda idrica e non al Comune. Di fatto non è iniziato né un nuovo processo né un’altra causa su questo fatto, né ai sindaci che si sono susseguiti dal hanno mai pensato di chiamare in giudizio l’Ama su questo aspetto. Oggi questa questione, per quanto riguarda questa amministrazione, è del tutto chiusa. Tralaltro stiamo parlando di un eventuale recupero di somme presso una società di cui il Comune è proprietario al 100%. Come se un genitore chiedesse al figlio minorenne dei soldi per aver compiuto una marachella: sono sempre soldi del Comune. E’ assai difficile che si possa pensare, casomai l’Ama avesse perso una ipotetica causa che comunque non esiste, che questi soldi si potessero accollare nuovamente ai cittadini attraverso il pagamento delle utenze, perché l’Ama non è che sono gli sceicchi del petrolio ma semplicemente i cittadini che pagano le bollette. Questa idea è totalmente assurda e non la perseguiremo mai».

Altro punto affrontato riguarda ancora i rapporti fra il Comune paternese e l’Ato Simeto – Ambiente. Il sindaco Mangano ha dichiarato, testuale: «Su questo c’è un difetto di informazione. I revisori dei conti chiedono giustamente che le eventuali somme che l’Ato chiede al Comune di Paternò – Ato che a volte ha pubblicato prospetti di debiti dei Comuni in cui a Paternò vengono addebitati più di 30 milioni di euro di debiti – non vengano riconosciuti. Ed infatti il Comune non li ha mai riconosciuti. Il Comune ha sempre rigettato, e ci sono documenti ufficiali. Abbiamo persino dato incarico ad un legale per verificare quali siano le vie ufficiali per opporci. Quindi c’è su questo lavoro una sostanziale sintonia su quello che hanno dichiarato i revisori».

Chiariti questi due aspetti, il sindaco ha proseguito parlando delle difficoltà incontrate nel far quadrare i conti, dovute alle riduzione dei trasferimenti da Palermo. «Quest’anno, come tutti gli altri Comuni, abbiamo subito, da parte della Regione, una decurtazione del 10 per cento sui trasferimenti riguardanti le entrate in conto capitale e del 15 su quelle in conto corrente». A questo, come evidenziato da Mangano, si aggiungono le difficoltà derivanti dall’entrata in vigore, quest’anno, della nuova normativa sui bilanci degli Enti locali. «Questa legge chiede ai Comuni di accantonare il 38% delle somme relative alle mancate riscossioni dei tributi registrate negli ultimi anni – ha spiegato il sindaco -. Se consideriamo l’imposta che viene maggiormente evasa a Paternò, cioè quella sui rifiuti, quest’anno dovremo congelare qualcosa come 1 milione e 895 mila euro, somme sulle quali il Comune non potrà contare per garantire i servizi alla città, come la manutenzione delle strade. Un’altra conseguenza di questa normativa – ha aggiunto il sindaco – è che gli Enti saranno costretti a combattere ancora più duramente l’evasione, mentre fino ad oggi si cercava di tener conto della crisi economica che investe molte famiglie»

Il primo cittadino ha infine ricordato la polemica dell’anno scorso, riguardante le entrate relative all’Imu, sulle quali si basava il parere negativo dei Revisori sul bilancio 2014. Il sindaco ha dichiarato, testuale: «L’anno scorso io mi ricordo, giusto per dimostrare la fondatezza di chi fa le osservazioni, che nel bilancio del Comune di Paternò erano previsti 4.180.000 di euro di entrate dell’Imu. Mentre i revisori dei conti, questi stessi, avevano detto che erano 5.600.000 euro, una cosa del genere. Lo hanno detto, lo hanno scritto. Su questo l’anno scorso si basava il parere negativo. Ora quest’anno ci sono scritti di nuovo 4.280.000. Ma gli stessi revisori non pare siano dello stesso avviso dell’anno scorso. Quindi l’anno scorso su quell’opinione stavano portando a morire il Comune di Paternò, perchè se avessimo dato credito ai revisori avremmo iscritto in bilancio un milione e rotti in più che non sarebbero entrati nemmeno stampandoli. Gli stessi professionisti quest’anno, giustamente si sono resi conto del loro errore e non l’hanno riproposto. Ciò dimostra come si sbagliano. E questo è il metodo di lavoro dei professionisti sui quali io dovrei basare il mio lavoro ed il Consiglio Comunale le proprie votazioni. Non stiamo parlando di responsabilità da niente, e se si sbaglia di più di un milione di euro o hanno una calcolatrice molto scarsa oppure si fanno i conti molto male». Su quest’ultima dichiarazione del primo cittadino, è da precisare il fatto che nella relazione dell’organo di revisione sul rendiconto economico comunale datata 30 giugno 2015, protocollata il 1 luglio 2015 scorso, a pagina 15 viene regolarmente riportato l’importo di 4.348.540,61 di euro (e non di 4.180.000 di euro, come erroneamente dichiarato in conferenza stampa dal primo cittadino) con a pagina 16 anche un residuo di competenza, sempre dell’anno 2014, ammontante proprio ad 1.257.593,22 di euro. Il saldo complessivo, tra incassato Imu e residuo, ammonta pertanto a 5.606.133,83 di euro. (ASCOLTA L’AUDIO INTEGRALE CONFERENZA STAMPA)

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