Paternò, assessore Galatà a Freedom: “Nella città cuori avvelenati”

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Salvatore Galatà, assessore ai Servizi Sociali Paternò

Assessore, nei giorni scorsi è stato raggiunto da alcune accuse pubbliche e anonime. Chi glielo ha riferito per primo?
È stato il Sindaco a dirmelo, a sua volta informato dalla Polizia Municipale.

Qual è stata la prima sensazione?
Tristezza. Qualunque siano le ragioni che stanno dietro a questo vile gesto, è davvero triste pensare che ci sia gente con il cuore così avvelenato, capace di esprimere solo odio e menzogna. Più che rabbia, provo commiserazione per queste persone.

Dopo lei, minacce anonime anche all’ex candidato sindaco Nino Naso direttamente sul posto di lavoro. A cosa crede siano dovuti gesti del genere? Crede che il clima sociale sia compromesso?
Nino Naso è mio amico da quando eravamo ragazzini ed è scontata la mia solidarietà nei suoi riguardi. Peraltro, è singolare anche questa coincidenza dei fatti avvenuti. Non so da cosa dipendano queste cose. Lascio agli esperti  le analisi del caso. Io dico solo che questo clima non aiuta la nostra comunità, non la eleva culturalmente. Tutto ciò aumenta la confusione e lo smarrimento, terreno ideale dove sguazzano delinquenti e mistificatori della verità. Il clima sociale dipende da noi. In alcuni momenti particolari della sua storia, questa città ha avuto scatti d’orgoglio inaspettati. Mi auguro che possa accadere anche stavolta.

Di chi sono le responsabilità?
Come su ogni cosa non c’è mai un unico responsabile. Forse tutti dovremmo farci un esame di coscienza. Tuttavia, coloro che ricoprono cariche istituzionali a tutti i livelli, i responsabili della formazione, gli addetti all’informazione, hanno il dovere più di altri di interrogarsi e individuare soluzioni.

Qualcosa l’ha fatta pentire di avere accettato di entrare in questa amministrazione di centrosinistra?
Ero ormai da anni lontano dalla politica attiva. Sapevo che sarebbe stato difficilissimo affrontare un tale incarico istituzionale, sia per il settore molto delicato che mi sarebbe stato affidato, sia perché avrei dovuto conciliare il tutto con la mia attività lavorativa. Ma quando sposo una causa non lo faccio mai per una convenienza personale. Finché ne avrò le forze, e soprattutto finché la mia presenza sarà ritenuta utile per la nostra gente, continuerò con abnegazione. Sono però un essere umano, non più giovanissimo, che per vivere non si aggrappa alle mammelle della politica: quando tutto sarà finito e potrò tornare alla mia vita normale non mi strapperò certo i capelli. Anzi.

Quali sono i sentimenti e i bisogni principali dei cittadini che riceve in Comune?
Grande disagio, non solo economico. Grande paura del presente prima ancora che del futuro. Disgregazione familiare e grande solitudine. A tutto ciò si aggiunge la tristissima piaga della disoccupazione. Una volta chi si recava presso i nostri uffici lo faceva prevalentemente per chiedere un sussidio economico. Oggi si chiede lavoro, che ovviamente non può dipendere dai Servizi Sociali. Ma dove sono le altre Istituzioni che a questo invece dovrebbero provvedere? Questo è il tempo in cui la ragione deve prevalere sull’istinto, la cultura sull’ignoranza, la chiarezza sulla confusione. Si, perché si rischia di non capirci più nulla, di concludere pensando che in definitiva, “sono tutti uguali e non ci si può fidare di nessuno”. In un quadro come questo, paradossalmente, a pagare il prezzo più alto sono le persone perbene, quelle davvero oneste. Ha ragione don Luigi Ciotti quando ci dice provocatoriamente che oggi termini come “legalità e antimafia” andrebbero aboliti.  Oggi persino i mafiosi hanno scoperto il valore dell’antimafia. Abbiamo bisogno di meno parole e più silenzio. Meglio ancora, di riflessione.

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