Sicilia. Uso illecito dell’auto blu, la Corte dei Conti condanna Gianfranco Miccichè

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La sezione giurisdizionale della Corte dei Conti ha condannato Gianfranco Miccichè per danno erariale in merito all’uso improprio dell’autovettura di servizio negli anni in cui ha ricoperto la carica di Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Il collegio giudicante — presieduto da Anna Luisa Carra e composto dai magistrati Francesco Antonino Cancilla e Salvatore Grasso — ha stabilito che l’esponente politico dovrà versare 31.103 euro a titolo personale e ulteriori 11.660 euro in solido con il suo ex autista Maurizio Messina in favore dell’Ars, oltre al pagamento delle spese legali. Per l’ex dipendente è stata disposta una condanna al pagamento di 13.591 euro, a poche settimane da una precedente pronuncia della magistratura contabile che lo vedeva sanzionato per danno d’immagine all’istituzione di Palazzo dei Normanni.

L’impianto accusatorio formulato dalla Procura regionale della Corte dei Conti ha ricostruito decine di episodi definiti come gravi illeciti nella gestione del mezzo istituzionale. Tra i trasferimenti contestati figurano tragitti da Palermo verso Cefalù per il trasporto di membri della segreteria, familiari, beni personali — tra cui piante, generi alimentari e medicinali — fino a sette specifici episodi nei quali l’auto blu sarebbe stata impiegata per l’acquisto di sostanze stupefacenti. Sul versante penale, la vicenda ha portato al rinvio a giudizio per Miccichè e Messina con le accuse di peculato e truffa in concorso.

Accogliendo le richieste della Procura, i giudici contabili hanno sottolineato nella sentenza come il trasporto finalizzato al reperimento di droga rappresenti «un esempio paradigmatico della distrazione di risorse pubbliche dalla loro destinazione istituzionale verso finalità esclusivamente private e illecite». Il collegio ha evidenziato come il bene pubblico sia stato asservito a condotte lontane dal garantire il decoro delle istituzioni, contrarie ai doveri di gestione delle risorse dello Stato indipendentemente dagli esiti del giudizio penale parallelo.