Si è conclusa ufficialmente la maxi-operazione finanziaria di Poste Italiane su Tim, con il gruppo postale che si attesta all’85,82% del capitale sociale della compagnia telefonica. La quota, risultante dai dati provvisori diffusi da Borsa Italiana al termine della riapertura dei termini di adesione, rimane di poco al di sotto della soglia del 90%, quota limite che avrebbe fatto scattare lo squeeze out (il diritto-dovere di acquisto delle azioni residue) e il conseguente delisting immediato del titolo Tim da Piazza Affari.
Nonostante il mancato superamento del 90%, Poste Italiane si assicura una maggioranza schiacciante che garantisce un controllo solido dell’assemblea straordinaria. Questa posizione consentirà al vertice aziendale di guidare l’integrazione industriale tra le due realtà e perseguire l’eventuale uscita dal listino attraverso strade alternative, come ad esempio la fusione per incorporazione con una società del gruppo.
I numeri dell’operazione e il mercato
-
Struttura dell’offerta: avviata a marzo e rilanciata il 7 settembre con un incremento di 30 centesimi, l’offerta ha previsto per ogni azione Tim consegnata 0,218 azioni Poste Italiane più un conguaglio in denaro di 1,97 euro.
-
Traguardo azionario: Poste è giunta a detenere circa 1,83 miliardi di azioni Tim, sommando le adesioni dell’OPA (82,25% dei titoli oggetto dell’offerta, pari al 65,7% del capitale) al 20,14% già detenuto in portafoglio.
-
Reazione di Borsa: alla chiusura della settimana di contrattazioni, il titolo di Poste Italiane ha registrato un +0,43% a 25,82 euro, mentre Tim ha ceduto il 2,69% attestandosi a 7,241 euro.
Soddisfazione per l’esito della campagna è stata espressa dai vertici aziendali: l’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, ha confermato che l’ampia quota ottenuta permetterà di avviare da subito le attività operative di integrazione, mentre il direttore generale Giuseppe Lasco ha ribadito la portata strategica del progetto, definendola «un’operazione storica per il nostro Paese».






