Niente compenso all’escort, parlamentare citato in giudizio trova l’accordo stragiudiziale

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Una vicenda civile singolare ma dal forte valore simbolico sul piano del diritto del lavoro e delle prestazioni professionali si è conclusa con una transazione riservata prima di arrivare a sentenza. Protagonista della vicenda è una trentaseienne d’origine napoletana ma residente in Sicilia, attiva nell’ambito del sex working come escort e accompagnatrice, che ha promosso un’azione legale dinanzi al Giudice di Pace di Roma per ottenere il pagamento delle proprie competenze professionali.

Al centro del contenzioso vi era una fattura regolarmente emessa dall’operatrice per un importo sfiorante i 5.000 euro, relativa a prestazioni effettuate e mai saldate da parte del committente, rivelatosi poi essere un deputato in carica. Di fronte al mancato adempimento spontaneo, la professionista ha scelto di adire le vie ordinarie della giustizia civile per far valere i propri diritti di credito, trattando la prestazione alla stregua di qualsiasi altro contratto d’opera.

Dopo circa un anno di confronto giurisdizionale, e grazie alla mediazione dell’Associazione Italia, le parti sono giunte alla sottoscrizione di un accordo stragiudiziale per definire la vertenza ed evitare la pronuncia del magistrato. Per chiudere definitivamente il contenzioso pendente e ritirare l’azione legale, la lavoratrice ha accettato un pagamento a saldo e stralcio pari a 3.000 euro, ponendo fine alla vicenda.