“Otello” al Massimo Bellini di Catania, avvincente dalla prima all’ultima nota

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Norma Viscusi

di Norma Viscusi

È stato difficile sottrarsi al richiamo di Otello al teatro Massimo Bellini di Catania. Shakespeare è garanzia di densità contenutistica e G. Verdi di alta composizione. Così è stato. Su libretto di Arrigo Boito, il dramma lirico in quattro atti, ma distribuito sulla scena in due, ha riscosso interesse e successo meritati. Avvincente dalla prima all’ultima nota. Il dramma in sé contiene i contrasti di una umanità realistica, dove il giusto subisce le tentazioni subdole dell’invidioso e l’onestà non riscuote il meritato premio ma diventa oggetto di quella violenta e incontrollata tentazione che porta alla follia, e ancora una volta all’omicidio, al femminicidio. Il mondo non cambia e gli abissi insondabili della mente, possono essere pilotati, plagiati, irretiti, fino a far perdere ogni certezza e credere l’incredibile.

Un momento della rappresentazione (Foto: Giacomo Orlando)

La storia di Otello, moro, convertito al cristianesimo, eroe e leone della repubblica di Venezia, innamorato di un amore dolcissimo e delicato per la sua Desdemona, bella, pura e innocente, soggiogato dalle astuzie di Jago, invidioso, che con malvagia scaltrezza manovra quel gigante, conoscendo questa sua debolezza, conosce i capovolgimenti della manipolazione. Devastanti gli effetti che porteranno alla morte di entrambi. È un dramma incredibilmente attuale che riesce a trascinarti dentro per tutti gli elementi costitutivi. L’equilibrio delle parti, la gestione dei tempi, le musiche, il libretto, i dialoghi, sono di altissimo livello e la rappresentazione del 21 novembre, alla sua “prima”, merita di essere ricordata, perché ne ha celebrato trionfalmente la sua bellezza totale. In effetti, i protagonisti, tutti e ciascuno per il proprio ruolo, hanno dato saggio di bravura interpretativa e di abilità canore. Il dolore atroce del sospetto di Otello (Gregory Kunde) è stato reso da una recitazione così credibile, angosciosa, tormentata da spezzare il cuore, e così anche Desdemona, Lana Kos, così dolce e pulita e amabile, da commuovere. Jago, Franco Vassallo, ha tessuto la sua trama, con abilità malvagia e subdola da farsi detestare, e Cassio, ignaro e anch’egli ingenuo e innocente, intona con bravura il suo ruolo.

Un momento della rappresentazione (Foto: Giacomo Orlando)

Roderigo, Ivan Tanushi, Ludovico, Luca Dall’Amico, Montano, Francesco Brancaccio, l’araldo, Luciano Leoni, e la cara Emilia, Anna Malavasi, sono stati un cast d’eccellenza, che si muoveva sulla scena con una naturalezza e credibilità sorprendenti. Ma anche il contorno della rappresentazione è stato bello! Un coro meraviglioso, potente, travolgente, che ha giocato con estremo dinamismo i pianissimi e i fortissimi e gli staccati, realizzando sfumature ora robuste ora impalpabili con grande disinvoltura, merito della sapiente direzione di Luigi Petrozziello, e di Alessandra Lussi per le voci bianche. Applausi lunghi e dirompenti anche ad un’orchestra meravigliosa, in formissima, dinamica, interagente, accordata con i suoi cantanti e che è riuscita a realizzare momenti indimenticabili in cui venivi assorbito dentro quei suoni, vivi, vibranti, con crescendi bellissimi, che traducevano la terribilità di quel pathos, di quella storia. Superba la direzione di Fabrizio Carminati e chapeau agli orchestrali. Gli allestimenti scenici, una cornice quasi monocromatica o comunque omogenea, sono a firma di Arcangelo Mazza. Otello mancava dalle scene catanesi da circa quarant’anni, come veniva sottolineato alla sua “prima”, dal sovrintendente, Giovanni Cultrera di Montesano, e dal Sindaco Enrico Trantino, che prima che iniziasse lo spettacolo, hanno voluto rievocare dal palcoscenico, le ultime, e comunque le sue più frequenti rappresentazioni a Catania. Mario Del Monaco, forse uno dei suoi più grandi interpreti, è stato ricordato per la sua bravura, per il suo legame con la città e perché riteneva che il teatro Massimo V. Bellini di Catania avesse una delle migliori acustiche al mondo. È stato il figlio Giancarlo a ritirare il premio. Una serata di gioia e bellezza, un pubblico attento ed elegante ed entusiasta, e sua Maestà la Musica che trionfa nel suo palazzo e non smette di richiamare ancora e ancora, chi crede nella grande immortale.