Covid. Cinque motivi per cui il coprifuoco va abolito

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Roma, 22 apr – Gli italiani stavano attendendo con ansia ed eccitazione il fantasmagorico decreto Riaperture. Come risultato, hanno scoperto che, almeno fino al 1° giugno, resterà in vigore il famigerato coprifuoco dalle 22 alle 5. Non fino alle 24, non fino alle 23, ma proprio come adesso. Roba che aveva più autonomia Cenerentola… Ma questa misura anti-Covid è davvero utile? È davvero la nostra più preziosa ancora di salvataggio per salvarci dai contagi? A nostro parere, assolutamente no. E vi spieghiamo perché.

1. Il virus non diventa più contagioso dopo le 22

Questa è la più ovvia delle motivazioni. Nessuno, assolutamente nessuno può dimostrarvi che, tra le 22 e le 5, il Covid-19 sia più letale che nelle ore diurne. Il solito sapientone dirà: «Ma è una norma per scongiurare la movida!». Balle. Se uno mantiene le normali precauzioni (mascherina, distanziamento, niente assembramenti), possiamo pure chiacchierare su una panchina fino alle 2 di notte. Punto.

2. Gli italiani non sono dei bambini

Al momento opportuno, i tifosi delle chiusure a oltranza tireranno fuori l’asso nella manica: «Ma gli italiani sono indisciplinati, faranno discoteche e rave all night long», dirà il solito radical chic con Brandy e monocolo d’ordinanza. Al netto dell’insopportabile paternalismo che permea questo rigurgito di anti-italianità, in realtà è ben dimostrato che il nostro popolo si è finora comportato in maniera molto disciplinata. Anzi, forse pure troppo.  

3. Non siamo in guerra

Il coprifuoco è misura da tempo di guerra. Non è un caso che, prima di Giuseppe Conte, l’ultimo capo di governo a dichiarare il coprifuoco sia stato Pietro Badoglio durante la Seconda guerra mondiale. Certo, lo sappiamo: per imporre le loro mille restrizioni, Conte e Draghi ci hanno detto che «siamo in guerra contro il coronavirus». E che, quindi, chiunque avesse dissentito sarebbe stato trattato alla pari di un disertore o di un disfattista. Ecco, questa retorica bellica da Armata Brancaleone ha proprio stufato. Anche perché la guerra è una cosa seria, il coprifuoco per impedire ai ventenni di andare al pub, no.

4. Coprifuoco vuol dire crisi economica

Qua ci arriva anche un bambino. Se i locali restano chiusi, se la gente non esce e non spende i propri denari, miriadi di attività commerciali sono condannate a finire sul lastrico. E non si tratta solo del bar sotto casa vostra o del ristorante dietro l’angolo: c’è tutta una filiera (rifornitori ecc.) che va in malora. Si tratta di milioni di italiani a rischio povertà. Insomma, mettetevi la mascherina, fate pure le prenotazioni con numeri contingentati, ma per favore riaprite questi cavolo di negozi.

5. Il coprifuoco non l’hanno voluto gli esperti

In tutto questo, ci eravamo quasi dimenticati la cosa più importante. L’idea di istituire il coprifuoco non è venuta agli «esperti». Né con Conte che l’ha istituito, né con Draghi che l’ha confermato. Di più: gli esperti non se li è filati proprio nessuno. «In realtà noi del coprifuoco non abbiamo mai parlato. È sempre stata una valutazione politica, non ci è mai stata sottoposta alcuna istanza in tal senso», hanno fatto sapere dal Comitato tecnico-scientifico (Cts). Tant’è che molte altre nazioni hanno deciso di non istituirlo, o comunque di non prorogarlo.

Insomma, ci sono tutti gli elementi per dire, come il buon ragionier Fantozzi, che questo coprifuoco è una «cagata pazzesca». Valerio Benedetti per IlPrimatoNazionale.it

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