Perché quello della Liguria è il peggior risultato della sinistra

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“Non c’è mai stato un risultato così negativo per una sinistra in una regione che era stata sempre rossa, almeno teoricamente, come la Toscana e l’Emilia”. A dirlo all’Adnkronos è il deputato leghista Edoardo Rixi, commentando i primi exit poll che danno in vantaggio il centrodestra e il presidente uscente Giovanni Toti.

“Quello che sembra dimostrare il primo dato parziale del voto in Liguria è che l’alleanza Pd-M5S porta bene al centrodestra“, ha sottolineato Rixi che, poi, ha aggiunto: “Il buon governo del centrodestra sembra essere confermato, la sinistra non è riuscita a essere competitiva”. La Liguria, infatti, fino a cinque anni fa, era considerata a tutti gli effetti una Regione Rossa che, prima della vittoria di Toti, era stata governata dal centrodestra solo nel quinquiennio 2000-2005 dal forzista Sandro Biasotti. Durante la Prima Repubblica i presidenti di Regione dal 1975 al 1990 sono stati espressi dalla sinistra, mentre gli anni 2005-2015 sono stati caratterizzati dai due mandati dell’ex ministro Claudio Burlando, storico esponente della sinistra ligure.

Cinque anni fa c’è stata la vittoria a sorpresa dell’allora europarlamentare forzista Giovanni Toti che ottenne il 34,4% dei consensi contro il 27,8% della renziana Raffaella Paita, assessore alle Infrastrutture della seconda giunta Burlando. Il centrodestra vinse approfittando delle divisioni della sinistra. Il sindaco di Bogliasco Luca Pastorino, deputato fuoriuscito dal Partito Democratico, si candidò sostenuto dalla lista civica Rete a Sinistra (che riuniva Sel, Prc e Pcd’I) e dalla Lista Pastorino che tolse il 9,4% dei consensi alla Paita. A nuocere al centrosinistra fu soprattutto il 24,8% della grillina Alice Salvatore. Stavolta, invece, il candidato comune di Pd e M5S è dato al 38-42%, ossia a una percentuale notevolmente inferiore alla somma dei due partiti che sostengono il governo Conte-bis. In Liguria, quindi, sembra ripetersi il flop che i giallorossi ottennero in Umbria nel 2019 quando la leghista Donatella Tesei conquistò una Regione che, fino a quel momento, era tra le più “rosse” d’Italia. Il candidato indipendente Vincenzo Bianconi si fermò al 38%, lo stesso consenso che dovrebbe raggiungere Ferruccio Sansa. Il renziano Ettore Rosato mette le mani avanti rispetto a possibili invettive dei giallorossi per la mancata alleanza: “Noi -dice il coordinatore nazionale di Italia Viva – prenderemo comunque più del doppio di quello che ci attribuivano i sondaggisti, aspetteremo i dati, ma sembra emergere questo. Non potevamo certo appoggiare i populismi di Emiliano o di Sansa”. IlGiornale

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