Quel delirio di onnipotenza alla Farnesina

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di Gian Micalessin

Scordatevi il bibitaro da stadio. Dimenticate il somaro in geografia a caccia di porti russi nel Mediterraneo.

E soprattutto cancellate quel dispaccio dell’agenzia cinese Xinhua che definiva il ministro degli esteri Luigi Di Maio «scelta insolita» con «competenze linguistiche molto limitate» e «scarso interesse per le questioni globali».

Ora alla Farnesina abbiamo un vero asso della diplomazia, una via di mezzo tra Bismark, Kissinger e il Cardinal Richelieu pronto a tener testa a chiunque pur di garantire i nostri interessi. Se non ci credete ve lo spiega lo stesso Di Maio snocciolando i suoi ultimi successi. Il primo è il rientro di Niccolò e degli altri italiani dall’ammorbata provincia di Wuhan. «Con oggi – racconta il ministro – abbiamo completato il processo di evacuazione di tutti i nostri connazionali (…) faccio i migliori auguri a Niccolò (…) questa azione di oggi continua a dare credibilità alle nostre istituzioni». Poche parole e un solo recondito significato. «Se son tornati lo devono a me». Il Presidente Mattarella, insomma, non conta più nulla.

Luigi Di Maio, ministro degli Esteri (M5S)

Per rimediare alle cantonate di un governo che bloccando i voli ha fatto infuriare Pechino s’è sorbito le visite alle scuole più cinesi di Roma aggiungendovi improbabili elogi all’efficienza sanitaria del regime comunista. Ma il merito è tutto di Di Maio. Lo stesso che a regalato la Libia a Erdogan. Lo stesso che a gennaio l’omologo americano Mike Pompeo si guardò bene dal chiamare quando scelse gli alleati europei a cui spiegare l’eliminazione del generale iraniano Suleimanei.

Ma il passato non conta. Prigioniero del suo delirio di onnipotenza Di Maio arriva ad attribuirsi anche la presunta trattativa che avrebbe convinto gli americani a risparmiarci nuovi dazi. «L’Italia – ricordava ieri – esce indenne dalla revisione della lista dei prodotti soggetti a dazi che gli Usa avevano emanato lo scorso ottobre (…) la nostra azione diplomatica e la nostra amicizia con gli Stati Uniti hanno scongiurato il peggio per le nostre aziende». Peccato soltanto che non vi sia stata alcuna trattativa. L’America basandosi sulla sentenza dell’Organizzazione per il Commercio Mondiale ha inasprito la tassazione solo sui velivoli di Airbus e risparmiato ulteriori nuovi dazi su altri prodotti non solo all’Italia, ma a tutti i paesi europei. Dunque Di Maio ha poco da rivendicare. E parecchio da imparare. IlGiornale

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