04212019FREEDOM FLASH:


Sea Watch a Catania, inchiesta di Zuccaro.

877a9369fc4a6e20a0e891d9f0e1d273-kEqF-U30902224898533O2H-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta contro ignoti sullo sbarco di 47 migranti della Sea Watch con le accuse di associazione a delinquere finalizzata all’agevolazione dell’immigrazione clandestina. «Dalle risultanze investigative — ha sottolineato il procuratore Zuccaro — non è emerso, pertanto, alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch»

Le indagini
Le indagini — a cui lavorano lo Sco della polizia di Roma, la squadra mobile della Questura e la guardia di finanza di Catania — sono «finalizzate ad individuare i trafficanti libici e gli scafisti che hanno condotto il gommone poi soccorso dalla Sea Watch 3» ed «accertare la liceità della condotta tenuta dai responsabili» della nave della Ong. Su quest’ultimo punto, le attenzioni degli investigatori si sono concentrate su «alcuni aspetti critici ritenuti meritevoli di approfondimento», costituiti da «un lato dalla scelta della motonave di non dirigersi verso le coste tunisine, come fatto da alcuni pescherecci che in condizioni di mare critiche si erano rifugiati presso quelle coste», dall’altro dalle dichiarazioni rese dal comandante della motonave e dal coordinatore del team sul «non funzionamento del motore e la mancanza di una persona che fosse alla guida del gommone, dichiarazioni che apparivano contraddette da quelle rese da alcuni migranti che hanno invece asserito che il motore del gommone era funzionante al momento del soccorso e che il natante era guidato da uno di loro». Ma su quest’ultimo punto, osserva il procuratore Zuccaro, «la situazione di “distres”´ giustificava il soccorso da parte di Sea Watch 3» che «era dovuta, oltre che alla palese inidoneità tecnica del gommone ad affrontare la traversata, alla circostanza, confermata dai migranti escussi, circa il progressivo sgonfiamento dei tubolari del gommone, da cui tutti sentivano fuoriuscire dell’aria, sgonfiamento che avrebbe inesorabilmente portato all’affondamento del natante» Inoltre, spiega il procuratore di Catania «la questione avrebbe rilevanza se la motonave si fosse affrettata a intervenire per anticipare l’intervento di una motovedetta delle autorità libiche, responsabili dell’Area Sar in cui stava operando, ma per ben due giorni nessuna motovedetta libica è intervenuta in quella zona».

Sempre secondo il procuratore Zuccaro: «Dagli accertamenti della Guardia costiera sono emersi dati significativi sull’inidoneità tecnico strutturale della Sea Watch a effettuare un’attività sistematica di soccorso in mare dei migranti». Le autorità olandesi, come risulta dal carteggio acquisito agli atti dell’inchiesta aperta dalla Procura di Catania, hanno «acquisito consapevolezza in ordine alla necessità di introdurre nella loro legislazione dei requisiti ulteriori rispetto a quelli previsti per le imbarcazioni da diporto nel caso di natanti che intendono svolgere in mare un’attività sistematica di soccorso dei migranti e hanno provveduto a modificare la loro normativa, che però — ha proseguito il magistrato — non è ancora applicabile ai natanti già registrati». «Tale problematica — sottolinea il procuratore Zuccaro — presenta però dei profili generali di sicurezza per la navigazione che sembrano suscettibili di particolare attenzione da parte di tutti i Paesi che sono coinvolti a vario titolo nelle attività svolte in mare dalle Ong»

Corrieredellasera

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