09222018FREEDOM FLASH:


Arancini, profughi e giardini all’inglese: cronaca facebukkiana di Salvini in Sicilia

DEFINITIVISSIMO

di Valerio Musumeci

Io non me lo aspettavo, ma Salvini scendendo in Sicilia ci ha tenuto a documentare tappa su tappa la sua visita pubblicando foto e contenuti su Facebook. Stavo giusto dispiacendomi di non avere la giornata libera per andare a seguirlo – io faccio il giornalista, perciò devo interessarmi di fatti concreti – quando mi sono reso conto della generosità dell’offerta facebukkiana nella descrizione della giornata del nostro. E allora via, nell’ideale pedinamento di un leader di statura nazionale – dell’Italia tutta, da nord a sud – , sebbene fosse stato lui stesso a dirmi, nell’aprile del 2013, come il suo interesse primario fosse garantire le migliori condizioni di vita possibili ai lavoratori e ai disoccupati DEL NORD. Tre anni sono lunghi e c’è tutto il tempo di cambiare idea, naturalmente: adesso quell’interesse primario, quella premura paterna si estende dall’Alpi a Sicilia, e non possiamo non esserne felici perché ovunque è Legnano: o così dice quell’inno che si associa alla bandiera tricolore nel rappresentare l’Italia al mondo (bandiera con la quale Umberto Bossi curava la propria igiene intima ma erano altri tempi, altre situazioni, altre cose). 

La giornata sicula è preceduta anzitutto da un jingle musicale che vede il nostro ballare sulle note di “Andiamo a comandare” del celeberrimo Rovazzi, opportunamente modificando il testo in “Con la ruspa in tangenziale / andiamo a governare”. Altro che Mameli, altro che riti sciamanici sul Po con le corna e le ampolle: si assiste qui al superamento netto, da parte del leader della Lega e di Noi con Salvini, di qualsivoglia barriera culturale e politica, per arrivare dritto al cuore dei cittadini, che importa poi se saranno elettori, non si muove mica per calcolo elettorale lui. Parafrasando Rovazzi Salvini si pone di fatto come il primo politico rapper italiano, superando in trasgressione persino il presidente Mattarella che in un discorso ufficiale citò i Pokémon come termine di paragone. Composto l’inno e ballato sulle sue note, dunque, Salvini può partire alla volta della Trinacria, dove le meraviglie non si faranno attendere. 

«Dopo aver incontrato studenti, sindaci, lavoratori e agricoltori, ora arancino al ragù e granita al limone in centro a Catania!!!». Li immaginiamo, i migliaia e migliaia di studenti, sindaci, lavoratori e agricoltori siculi raccolti a far festa a Salvini: del resto in Sicilia ha già beccato un sindaco e un vicesindaco, rispettivamente a Maletto e a Mascalucia, quindi perché non credere allo strepitoso successo del nostro a Catania? E’ il modo di celebrarlo, forse, ad essere meno credibile: il post è accompagnato da una foto della granita e degli arancini, per l’appunto, un abbinamento che ha suscitato più di qualche perplessità nell’animo speculativo di molti utenti siciliani di Facebook. Granita e arancini? Insieme? Botta di acido garantita, assicurano gli esperti. Ma forse la fortuna ha arriso al segretario leghista, poiché gli arancini erano quattro e anche solo per mangiarne uno, il 30 agosto con 40 gradi all’ombra, si perde sufficiente tempo affinché la granita si sciolga diventando inservibile. Indigestione scampata, quindi, a meno che il nostro, con l’intelligenza e la praticità che lo distinguono, non abbia pensato di fare “scarpetta” con gli arancini nella granita a usu brioscia: in quel caso se la becca sicuro.

Invece no, perché poche ore dopo una foto certifica il raggiungimento del CARA di Mineo, dove una vista ispettiva ci sta tutta e infatti avevamo bisogno del fotoreportage di Salvini per sapere che le cose lì non vanno. «Centro per immigrati di Mineo (Catania). Un affare da oltre 100.000 euro al giorno, che stasera accoglie 3.623 immigrati, di cui 2.900 maschi, fra cui i Siriani sono… 39. Casette con parabola, giardino e aria condizionata. Casette che farebbero comodo a tanti italiani! O no?». Non lo so: passino le considerazioni sul business dei profughi, passino i numeri messi lì come se dovessero significare qualcosa, ma è la considerazione su parabole, giardini e aria condizionata a sollevare qualche dubbio. Ad un solitario commento – il mio – che lo invitava a postare una foto del giardino, che detta così ci si aspettano giochi d’acqua e fontane coi cigni, prati all’inglese e picnic tipo Le déjeuner sur l’herbe di Monet, il Matteo verde ha ritenuto di non rispondere. Nemmeno quando, postata un’altra foto del CARA, l’invito gli è stato riproposto raccogliendo persino qualche adesione da parte di altri utenti. Niente. Come siano questi giardini meravigliosi dei profughi – clandestini, pardon – del CARA non lo sapremo mai. 

Infine, e qui diventiamo seri per il rispetto che ai morti è dovuto, il nostro si è recato a Palagonia per incontrare i figli della coppia di anziani uccisi l’anno scorso da un extracomunitario e partecipare alla Messa in suffragio. Il che, in questi giorni di accuse incrociate sulla strumentalizzazione dei morti, potrebbe aprire ulteriori riflessioni che la decenza impone di non aprire, riservandole alla coscienza e al retto giudizio di ciascuno. La politica vive di simboli, è vero: e sapere sfruttare quei simboli è misura del successo e dell’insuccesso di un politico e del suo movimento. Speriamo che Salvini sia andato a ricordare quelle persone per sentimento autentico e non per opportunità politica: per farsi notare, dopo questa giornata siciliana non troppo credibile, bastava intonare di nuovo “Con la ruspa in tangenziale…”

 

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