Guai giudiziari per Mario Adinolfi: violati i domiciliari sui social, disposto il carcere

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Si aggravano le misure cautelari a carico di Mario Adinolfi, il giornalista ed ex parlamentare arrestato lo scorso 8 luglio nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma con le ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata. Nella mattinata di lunedì 21 settembre, l’esecutivo giudiziario ha disposto la custodia cautelare in carcere per il leader del Popolo della Famiglia, prelevato dalla propria abitazione e condotto nell’istituto di pena. Il provvedimento rappresenta un diretto aggravamento della misura dei domiciliari a cui l’indagato si trovava sottoposto, scaturito dall’accertata e sistematica violazione dei divieti di comunicazione verso l’esterno imposti dall’autorità giudiziaria.

La richiesta di inasprimento del regime detentivo è giunta direttamente dal pubblico ministero a causa della reiterata violazione dei dispositivi informatici e telematici, il cui utilizzo era tassativamente precluso se non per i contatti con i legali difensori. Secondo le verifiche condotte dagli inquirenti e recepite nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Adinolfi avrebbe infranto le prescrizioni con cadenza pressoché quotidiana, firmando e pubblicando 49 articoli sul proprio blog Substack e diffondendo ben 23 post attraverso il profilo Facebook.

L’annuncio del trasferimento in carcere è stato dato dallo stesso indagato attraverso un ultimo messaggio pubblicato sul proprio canale social prima della consegna del dispositivo: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”, ha dichiarato Adinolfi a corredo dell’immagine dell’ordinanza notificata dal gip. La posizione dell’ex deputato si complica così sul piano procedurale, trasformando l’inosservanza dei vincoli comunicativi in un elemento determinante per l’ingresso nella struttura penitenziaria romana.