Gli italiani muoiono congelati. Ma Roberto Saviano non si indigna

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Roberto Saviano

Roberto Saviano

di Luigi Benedetti

Un mio amico, qualche tempo fa, mi disse che Saviano era un cretino. Immediatamente dovetti fermarlo, nonostante avessi capito che la sua esternazione era una reazione dovuta alla boria e antipatia del giovane anticamorra. Lo fermai perché pensavo, come penso anche adesso, che Saviano non sia affatto un cretino. Eppure, nonostante continui a pensare che Saviano possa esser tutto tranne che stupido, ho ripensato al mio amico e alla sua esternazione proprio qualche giorno fa, quando, lo ricorderete, una povera ragazza immigrata è deceduta in un centro di accoglienza.

Immediatamente l’intellettuale partenopeo – così lo definiscono, intellettuale – ha fatto un qualcosa di squallido, a mio avviso. E queste cose non le fanno i cretini ma i furbi. Invece che rilasciare dichiarazioni giustamente tristi e attinenti ai fatti – come non piangere la morte di una ragazza, tutti, suvvia – ha preferito strumentalizzare la vicenda per mettersi in mostra e lasciarsi andare al suo solito pontificare stucchevole ed eccessivo con il quale ha chiesto scusa per conto dell’Italia, rimproverata di esser matrigna e cattiva e non aver fatto il suo dovere di accoglienza.

A parte la insopportabile retorica che cela sempre una mancanza di contenuti – cosa non compatibile con la definizione di “intellettuale” – la cosa che ha dato fastidio era proprio nel merito delle parole di Saviano che offendevano e offendono un Paese straordinario dove, al netto delle polemiche e di chi è più contrario all’accoglienza di altri, stiamo assistendo da anni ad un prodigarsi di tutte le istituzioni per soccorrere, rifocillare e dare un letto a tanti profughi e molti clandestini. Un Paese dove le città sono diventate bivacchi, come alla stazione centrale di Milano o Tiburtina a Roma, con cittadini portar viveri e coperte. Un Paese dove, diciamolo, il razzismo non esiste e l’unico razzismo è generato da chi non governa fenomeni che poi, inevitabilmente, provocano conflitti sociali. Come si permette, questo signore, a offendere noi tutti e l’Italia dicendo il contrario della realtà? Una ragazza morta e tanti altri problemi che certo vanno evidenziati, non possono cancellare la verità di un Paese che di accoglienza ci sta morendo. Per di più – insopportabile – con la lezioncina instillata dalla bella casa di New York. Come mi disse un vecchio: “non puoi capire la guerra se non sei stato in trincea”. E allora Saviano vada a Lampedusa e su una nave a fare il volontario, o taccia, invece di insultare gli italiani che si sbracciano mentre lui è oltreoceano.

Lasciamo il beneficio del dubbio della buona fede di Saviano, ma dove si può aver sospetto della ipocrisia e della falsità di chi si indigna a comando, solo per gli immigrati che ti assicurano visibilità nei salotti dei profeti del bene? Nella cronaca degli ultimi giorni. L’Italia è stata investita da una ondata di gelo e diversi cittadini indigenti che vivevano per strada sono morti assiderati. Lei che è un intellettuale, caro Saviano, conosce il significato della parola assideramento? Ecco siamo davanti ad uno stato che non è più patria, che stanzia fondi per trovare alloggio agli immigrati ma non per gli italiani che vivono sotto i ponti e muoiono di freddo. Il cretino di sinistra di turno dirà che questo è populismo, ed invece è la realtà. Muore una immigrata in un centro accoglienza e Saviano chiede scusa a nome dell’Italia che avrebbe dovuto curarla in modo diverso. Muoiono di freddo 4 poveri senzatetto italiani ma Saviano tace. Il punto su questa storia dei clandestini è proprio questo. Dio disse ama il prossimo tuo come te stesso, non più di te stesso. Il giorno in cui vi saranno cooperative finanziate per dare vitto e alloggio anche ai poveri italiani, non vi sarà un solo italiano che si lamenterà dei soldi stanziati per chi arriva da altri paesi. Razzismo o buon senso?

Immigrati e poveri italiani. Ma ai secondi non spetta nulla e questa è la follia che genera il razzismo. Non insito, ma di reazione. Proprio questa è l’accusa che muovo ai nostri governanti: stanno generando il razzismo in un popolo che non lo è per indole. E questo è inaccettabile.

Saviano, però, non parla. No, perché a morire di freddo non è stato un immigrato. Se fosse morto uno di loro, al freddo e al gelo, quale sermone avremmo dovuto sorbirci? Tremo al pensiero. Ecco perché io penso che Saviano non sia affatto un cretino ma una persona non bella, che con ipocrisia si indigna e parla solo delle morti di alcuni, e non di quelle di altri. E questo è di una bassezza umana disarmante. Ma per Saviano e quelli come lui è una droga troppo forte. Non possono resistere al desiderio di apparire colti in argomentazioni arzigogolate e difficili, complesse, assicurate in questo momento storico dalla causa dei migranti; quando la realtà è limpida davanti ai nostri occhi. Non cretini, quindi, ma “cretini di sinistra”; che è altra cosa e concetto delineato; non affatto una offesa ma descrizione di un modo di essere: lo spiegò bene Leonardo Sciascia. E’ bello ricordarlo – lui si intellettuale vero, lui si profeta – seduto su uno scoglio a guardare il mare, e sotterrare con un sorriso la realtà di questa tragica farsa di stucchevoli, finti eroi. eLeggo