Guzzanti come Zalone: ecco perché il “doppio” è ancora di attualità

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Dov-è-mario-Guzzanti

di Valerio Musumeci

Siamo sempre a Calvino, il classico è ciò che non perde mai di attualità e la nuova creatura televisiva di Corrado Guzzanti è lì a dimostrarlo. “Dov’è Mario?”, di Corrado con Corrado e Corrado, è andata in onda con la prima puntata il 25 maggio su  Sky Atlantic HD (in chiaro su Tv8) e le successive sette promettono di appassionare con la rivisitazione del tema del doppio che fu alla base di tanta buona letteratura e teatro dal Romanticismo in giù. Tema: il pesantissimo Mario Bambea – una specie Flores d’Arcais, Guzzanti dixit –, fine intellettuale, obbligatoriamente di sinistra, assolutamente scipito, in seguito ad un incidente si ritrova ad essere il proprio contrario. Ovvero Bizio, un comicaccio burino, castigatore di intellettuali, specialmente se fini, alla deriva nello stagno fangoso della società contemporanea. «“Dov’è Mario?” di Corrado Guzzanti è molto divertente – ha scritto un critico d’eccezione, cioè Mario Adinolfi su Twitter – Satira di sinistra sulla sinistra e su Roma Prati. Già vista. Ma divertente». Ed è vero che non sia propriamente ‘na cosetta nova (è il demone di Manfredi che non ci lascia mai), nemmeno nell’epopea guzzantiana che sul tema ha scritto pagine memorabili. Ma qui è più che altro il ritorno di Corrado a far da cassa di risonanza per un prodotto che è gustoso e ha il pregio di essere trasmesso su reti laterali, che ne accrescono il sapore, e qui oltre alla satira c’è la storia. E’ mancato Guzzanti, sembra di capire: e anche questo alla fine ci sta.

«Corrado Guzzanti si dimostra ancora un fuori classe. Inarrivabile nel suo modo di intendere e interpretare la comicità». «Solo quando te lo ritrovi all’improvviso su quel piccolo schermo ti rendi conto di quanto accidenti ti è mancato Guzzanti». «Guzzanti non è che sia superiore. Gioca proprio in un’altra categoria». «Guzzanti sindaco di Roma». «Guzzanti è sempre per palati molto raffinati». Tutto ciò sempre su Twitter, con l’hashtag #DoveMario divenuto in poche ore un trend topic in quell’impossibile mondo di cinguettii che ha sostituito il “seguirà dibattito” dei vecchi cineforum. Gli utenti si appassionano a stabilire chi sia più divertente tra il Bambea e il Bizio, ma concordano sul talento dell’interprete a perculare l’Italia d’oggi – e Roma Prati, ammonisce il Mario nostro – con un passaggio che si è detto dalla satira politica a quella civile. Sorridendo alla presentazione della fiction, Guzzanti ammette come già in passato si fosse divertito a mescere i due campi, producendo il delizioso cocktail chiamato Seconda Repubblica (io personalmente ci vorrei meno ghiaccio). Del resto – e sappiamo di avventurarci qui in un parallelismo che potrebbe lasciare morti e feriti sul terreno, ma che importa – è questa pure la formula del successo per un protagonista più recente dello spettacolo italiano, e il più remunerativo di tutti: cioè per quel Checco Zalone che con il suo ultimo film, basato appunto sul tema del doppio e sulla contrapposizione del Checco “classico” e di quello “evoluto”, ha incassato un pacco di soldi tale da fare l’invidia di tutto il cinema italiano. Cosa fa Checco, se non mescere satira politica e satira sociale? E da cos’altro dipenderebbe la sua buona riuscita, se non dal fatto che questo problema di rapporti è il principale tema di discussione nell’Italietta confusa e allibita di oggi?

C’è da svelare il doppio, insomma, in maniera naturalmente diversa da quella di Mary Shelley o di Robert Louis Stevenson ma mica tanto, se in definitiva ciò che ne deriva è un racconto dell’orrore. Posto che sia un racconto, questo di Guzzanti o quello di Zalone, perché se “Dov’è Mario?” e “Quo Vado?” sono entrambi fiction, sul piccolo e grande schermo, il materiale di coltura dal quale entrambi traggono ispirazione per creare i loro personaggi quello sì è assolutamente reale. Mario Bambea è la fotografia del personaggio greve e insopportabile che tiene in scacco i giornale e le università e le televisioni, quello che sa tutto ma non ha capito regolarmente una cippa ma con ciò continua imperterrito a parlare; è il rappresentante inefficiente di un sistema informativo – intellettuale che dovrebbe invece – nel 2016 e con tutto questo casino – fungere da antibiotico per una società malata. Bizio è il suo contrario, ovvero la risposta egualmente sbagliata di chi oppone all’infezione e al malfunzionamento la rinuncia, la maleducazione e la strafottenza. Così pure i due Checchi (prima e dopo la cura) in “Quo Vado?”, e così pure noi ogni giorno di fronte alle molte brutture che ci vengono ammannite come un ristoro in un clima sempre più orwelliano. Da ciò, dalla realtà orwelliana, dipende in thrilling e l’horror di questi racconti: e non casualmente la presentazione di “Dov’è Mario?” recita che «Corrado Guzzanti riporta sul piccolo schermo la sua irriverente vena satirica con un nuovo esperimento, a metà tra sit-com e fiction, tra commedia e thriller». Commedia lo è perché come Twitter ha stabilito Guzzanti è un talento; thriller lo diventa per il meccanismo che abbiamo descritto, indipendentemente dagli sviluppi della storia che non sappiamo dove porterà. Quel che pare certo è che andrà bene, e che Sky con i chiari di Luna che passano nella televisione italiana ne è ben contenta. I Guzzanti non deludono mai, quasi.

«Non una condanna ma una presa in giro sia dell’intellighenzia snob sia del divertimento caciarone e “ignorante” – dice ancora l’ufficio stampa della produzione – Tu di chi prenderai le parti? Del serio Bambea o dello sguaiato Bizio?». Di nessuno dei due, perché in ogni caso staremmo lasciando una parte di noi per difendere l’altra. Rovello, dubbio, questione dirimente proditoriamente sollevata da un programma televisivo. Aveva ragione Calvino, i classici non passano mai di moda. Se sono firmati Guzzanti, poi …

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