03192019FREEDOM FLASH:


Telejato, accuse all’editore Maniaci. Lui si difende “Mai chiesto tangenti”

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di Valerio Musumeci

E’ una colonna dell’antimafia nazionale, un simbolo della resistenza al malaffare elevato a modello di vita per tutti e per ciascuno. Lui è Pino Maniaci, editore di Telejato, una tv locale siciliana assurta negli anni (e in tutto il mondo) a simbolo dell’informazione antimafiosa e antisistema. Succede che Maniaci – lo si è appreso nella giornata di ieri – sia accusato di chiedere soldi in cambio di “amicizia” nei confronti di alcuni sindaci del siciliano. Lo dice il quotidiano La Repubblica, per il quale il giornalista sarebbe indagato per questi fatti dalla Procura di Palermo. E il trauma è forte, spiazzante, sconvolge una terra che sulla ribellione al sistema mafioso e familistico ha costruito una storia, e se la storia va a finire in un certo modo – siamo ancora freschi delle intercettazioni del Presidente della Regione dove un “amico” augurava all’ex assessore Lucia Borsellino di fare la fine del padre – la delusione è palpabile, stringente, e la terra che fu degli eroi si trova priva di quel conforto che Brecht opponeva alla beatitudine. 

La cosa è tutta da chiarire, e Maniaci l’ha già fatto dichiarandosi estraneo alla faccenda e denunciando un attacco nei suoi confronti. «Io non ho ricevuto alcun avviso di garanzia – dice il giornalista, che rilevò l’emittente nel 1999 facendone quel simbolo di legalità mondiale che Telejato è oggi – ma non posso dire di essere stupito: tempo fa un magistrato mi disse che a questo giro non sarebbe stata la mafia a farmela pagare ma l’antimafia, e quest’indagine lo dimostra». La discussione ci porterebbe lontano: fu Leonardo Sciascia a descrivere per primo le perplessità che di fronte al “sistema” dell’antimafia hanno colto almeno una volta ognuno di noi. Ovvero: può darsi che della lotta al malaffare qualcuno faccia uno scudo per proteggere di volta in volta i propri affari personali, fregiandosi di una intangibilità che se ben gestita può diventare strumento di potere, né più né meno della mafia? E’ il caso dell’editore di Telejato? E’ il caso di coloro che oggi lo accusano? Non lo sappiamo. Certo è che la nostra terra, per quello spirito di rivincita che descrivevamo, si è fatta in qualche modo dipendente dalla dialettica antimafiosa. I processi ci diranno – Maniaci ha specificato di non avere ricevuto avvisi di garanzia, quindi di non essere, al momento, indagato – quale sia la verità su questa e altre vicende. Ma la nostra dipendenza da quella dialettica, ad ogni modo, quella sì esiste con certezza. 

«Mi sembra che la storia sia chiarissima – continua Maniaci – basta andare a vedere i servizi del mio telegiornale per capire che i sindaci in questione vengono attaccati almeno una volta al giorno. Senza contare che il presidente del consiglio comunale di Borgetto [uno dei “beneficiari” delle “tangenti” passate a Maniaci secondo La Repubblica, ndr] mi ha persino querelato di recente». Netta quindi la replica dell’editore, che respinge le accuse al mittente e anzi rilancia denunciando le incongruenze delle insinuazioni nei suoi confronti. Il tempo ci dirà da che parte stia la realtà. In conclusione non resta che citare nuovamente Brecth: “Beato quel paese che non ha bisogno di eroi”. 

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