Paternò. L’ospedale ed il ruolo della stampa. Lasciamo la piazza ai politicanti

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Un momento della manifestazione di questa mattina nello spiazzale antistante il "SS. Salvatore" di Paternò

Un momento della manifestazione di questa mattina nello spiazzale antistante il “SS. Salvatore” di Paternò

di Andrea Di Bella

Ed è fatta. L’ennesima manifestazione in difesa dell’ospedale “SS. Salvatore” di Paternò si è conclusa appena qualche ora fa senza nemmeno troppo clamore. Decine di studenti hanno partecipato al corteo che si è concluso dinanzi l’ingresso principale del presidio ospedaliero, dove è stata allestita una piattaforma a mo di palco scenico sul quale si sono esibiti alcuni giovani artisti locali noti e meno noti. L’obiettivo era ed è mantenere accesi i riflettori sulla questione ospedale. Fin qui la cronaca. La necessità è però spingersi un attimino oltre, per cercare di comprendere motivi e finalità di ognuno. Diversamente resteremmo appesi al sentire comune.

Anzitutto il ruolo dei giornalisti. Serve fare il punto su questo, senò si sarà perso qualsiasi punto di riferimento. Per quanto riguarda alcuni esponenti della stampa locale, ed io senza dubbio tra questi, il ruolo dei giornalisti deve necessariamente spingersi più in là. La cronaca non basta. Agli operatori dell’informazione coraggiosi di questa città il compito di leggere le notizie ai cittadini, ognuno dal proprio legittimo punto di vista, cercando di garantire ai lettori non una comica imparzialità di maniera. Piuttosto, l’amara e schietta visione dei fatti lasciando emergere il proprio necessario ed anzi vitale apporto d’opinione e critica anche forte, se necessario. I giornalisti tutti, senza escludere nessuno, dovrebbero denunciare senza alcuna reticenza la totale inefficienza di questa classe politica che amministra la nostra città. Le responsabilità provengono da lontano? Si denuncino tutti, senza vergogna e paura. Ma se cambiamento doveva essere, questo è stato il peggiore di sempre. Basta populismi, basta retorica. Tempo fa mi permisi di definire “capopopolo” qualche collega, nella medesima occasione. Per rispondermi mi dissero “strillone”. E mi andò bene, perché strillare in faccia ai cittadini-lettori-elettori le innumerevoli porcherie compiute (e non compiute) è il compito che mi diedi anni fa, quando cominciai a fare questo sporco mestiere. Non intendo ripetermi, ma se obiettivo deve esserci che sia comune e preciso: abbattere in ogni modo e con ogni mezzo l’inefficienza dilagante della classe dirigente. Se serve unendo le forze ma con onestà. Contro la malapolitica c’è il buonsenso e la buona politica, non necessariamente l’antipolitica. Andiamo oltre. Assolvendo a pieno il nostro compito, che è proprio quello di denunciare ed a chiare lettere. Il nostro potere sono la penna e la parola. La piazza (nemica, costruita e non di Popolo) lasciamola ai politicanti.

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