Liste d’attesa in Sanità, i dati Agenas mostrano un’Italia a due velocità tra progressi e ritardi

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Il quadro delle prestazioni sanitarie e dei tempi di attesa nelle strutture pubbliche e convenzionate italiane inizia a mostrare i primi segnali concreti di ripresa, sebbene permangano marcate disparità territoriali lungo la Penisola. Secondo il recente bollettino diffuso dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), le misure legislative introdotte per abbattere i tempi d’attesa stanno progressivamente generando effetti positivi: nel corso del primo semestre del 2026 sono state erogate 1,6 milioni di visite ed esami in più rispetto al medesimo periodo del 2025 nei tempi di garanzia normativamente previsti. L’andamento nazionale evidenzia un miglioramento sia per le prime visite specialistiche, salite al 78,5% di erogazioni puntuali, sia per le prestazioni di diagnostica strumentale, che raggiungono l’84,6% di conformità.

Dietro la media nazionale si cela tuttavia un’Italia profondamente spaccata sul piano delle performance regionali, con eccellenze virtuose affiancate da territori in evidente affanno. In cima alla graduatoria per la tempestività delle visite si posiziona la Basilicata con un eccellente 98,9%, seguita a stretto giro da Marche, Lazio e Veneto, tutte stabilmente sopra la soglia del novanta per cento. Dalla parte opposta della classifica si concentrano invece le situazioni più critiche: in Puglia e nella Provincia Autonoma di Trento la quota di appuntamenti rispettati supera di poco la metà delle richieste, con performance insufficienti registrate anche in Umbria e Sardegna, ben al di sotto della media del Paese.

L’analisi comparativa rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente mette infine in luce dinamiche di crescita differenziate e preoccupanti battute d’arresto. I balzi in avanti più consistenti appartengono alla Liguria, con un incremento di quasi venti punti percentuali, e alla Lombardia, capace di mettere a segno una crescita vicina al dieci per cento. Al contrario, i segnali di peggioramento più marcati si rilevano nella Provincia Autonoma di Trento e in Sicilia, che registrano flessioni rispettivamente dell’8,4% e del 7,5%, a dimostrazione di come gli sforzi per garantire l’accesso universale alle cure incontrino ancora forti resistenze in diverse aree del Servizio Sanitario Nazionale.