Il Regno Unito volta pagina e si affida a un nuovo corso politico. Dopo il formale passaggio di consegne a Buckingham Palace con re Carlo III, Andy Burnham ha fatto il suo ingresso al numero 10 di Downing Street come nuovo Primo Ministro britannico e leader del Partito Laburista. Il 56enne ex sindaco di Greater Manchester — diventato il settimo premier alla guida del Paese nell’ultimo decennio — ha tenuto il suo primo e attesissimo discorso d’insediamento dinanzi a una folla festante di familiari, stretti alleati politici e sostenitori calati a Londra dalle roccaforti del Nord.
Consapevole del profondo clima di sfiducia ed erotizzazione dell’elettorato, Burnham ha impostato le sue prime parole su un tono di forte pragmatismo e responsabilità istituzionale. «La Gran Bretagna deve mostrare al mondo che può ritrovare la sua stabilità: è questa la sfida che abbiamo davanti», ha scandito il neopremier, tracciando una netta discontinuità con le esitazioni del passato recente e riconoscendo apertamente la necessità di alzare l’asticella dell’azione di governo: «Dobbiamo fare meglio di quanto è stato fatto negli ultimi anni e lo faremo».
Al centro della visione del nuovo esecutivo vi è un piano strategico di lungo termine declinato su un orizzonte decennale, concepito per riformare il modello socio-economico nazionale attraverso un’incisiva politica di decentramento dei poteri centrali di Westminster. Tra i capisaldi annunciati dal leader laburista figurano il sostegno concreto al potere d’acquisto, il progressivo rientro sotto il controllo pubblico di servizi ed infrastrutture chiave e un’attenzione prioritaria alle fasce sociali più deboli, con l’obiettivo dichiarato di rendere radicalmente più sostenibili ed eque le condizioni di vita di chi ha sofferto maggiormente il peso della crisi economica.








