Nuova stangata per gli automobilisti italiani. Secondo gli ultimi monitoraggi quotidiani rilasciati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il prezzo del gasolio ha ufficialmente superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro anche sulla rete stradale ordinaria, uscendo dal perimetro storicamente più caro delle sole autostrade. La fiammata non risparmia la benzina, che si attesta ormai stabilmente a ridosso dei massimi storici del periodo.
A certificare la gravità della situazione sono le associazioni a tutela dei consumatori, che puntano il dito contro l’effetto moltiplicatore seguito al ripristino delle aliquote fiscali piene. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha evidenziato come, a partire dal 3 luglio — ultima giornata in cui è rimasto in vigore lo sconto statale sulle accise —, i rincari applicati dai distributori alla pompa abbiano ampiamente superato il valore matematico dello sconto fiscale perduto, evidenziando possibili fenomeni speculativi lungo la filiera.
L’analisi territoriale dei dati — calcolati dal Mimit come media aritmetica quotidiana delle comunicazioni obbligatorie dei singoli esercenti — fotografa un Paese dai listini pesantemente orientati al rialzo. Nella giornata di ieri, 16 luglio, la media nazionale del gasolio stradale è schizzata a 2,040 euro al litro. Il record negativo spetta alla Provincia autonoma di Bolzano, che ha registrato un picco di 2,076 euro al litro, seguita a ruota da Sicilia e Friuli Venezia Giulia.
Sempre sul fronte dei rilevamenti del 16 luglio, la benzina in modalità self-service ha raggiunto una media nazionale di 1,911 euro al litro, superando quota 1,9 euro in quasi tutte le regioni d’Italia. Anche in questo caso è Bolzano a guidare la classifica dei rincari a quota 1,950 euro, tallonata da Sicilia e Valle d’Aosta (entrambe a 1,933 euro). Le uniche aree geografiche a resistere temporaneamente sotto la soglia di 1,9 euro sono state, nelle ultime ore, soltanto le Marche e il Lazio.







